Le luminarie natalizie, apparse quest’anno in città prima del solito, sembrano aver sortito l’effetto sperato, almeno dai commercianti. La follia collettiva della ricerca regalo ha travolto gli italiani per un periodo più lungo, ed ormai da settimane il traffico è insostenibile.
Interminabili file di macchine, incroci intasati, inutili semafori su cui si susseguono verdi che nessuno riesce a rispettare, le luci degli stop che si accendono e spengono ritmicamente, asincrone rispetto alle intermittenze dei negozi. Uno spostamento di dieci minuti diventa un viaggio di un’ora, trasformando la meta in un miraggio.
Sembra che tutta la vita sia qui, fra fiocchi e carte lucide, fra scatole e pacchetti pronti ad essere scambiati con un sorriso ed un augurio, prima di un pranzo che ci farà piangere lacrime di coccodrillo.
E invece nella cassetta delle lettere trovo notizie lontane, di un’adozione a distanza, di un progetto che in Colombia coinvolge bambini ed adolescenti aiutandoli a prendere coscienza della propria condizione per potersene liberare, anche attraverso la discussione collettiva sui concetti di “abuso”, “sfruttamento”, “traffico”. Dicono che laggiù, quando un bambino sente parlare di traffico, pensi subito al narcotraffico. Non è una buona notizia, ma ci penserò, la prossima volta che resterò imbottigliato.