Sarà stato per i colori, di cui sono ricche le immagini che abbiamo, sarà stato per il vento che da sempre mi stimola, era da moltissimo tempo che aspettavo di andare in Portogallo. Quest'anno, finalmente, l'occasione giusta.
Ho trovato una popolazione straordinariamente accogliente, boschi intensamente profumati e paesi silenziosi ed immobili, modernità ed efficienza ad affiancare tradizioni e mondi di qualche tempo fa.
Tutto bene? No, certo. Non mi è piaciuta Porto, la cui splendida metropolitana contrasta fortemente con il degrado della superficie. Non mi sono piaciute molte zone della costa atlantica, cementificate in una maniera che mi è apparsa anche ingiustificata, vista la scarsità delle presenze.
Ma, a parte questo, bellissima Lisbona, si sa. I turisti fortunatamente si sparpagliano a sufficienza per la città, tranne qualche tappa obbligata e per questo più fastidiosa. Ma non se ne trovano molti alla Casa Museu Fernando Pessoa o al mercato della Ribeira. Sull'Elevador de Santa Justa o al Mosteiro dos Jeronimos sì, ma sopportare è una piacevole necessità.
E poi Coimbra e la sua Università (con una stupefacente Biblioteca barocca), Cabo Espichel e il suo faro a strapiombo sul mare, spazzato da un vento impetuoso, il Palacio Nacional ed il Palacio de Pena con un grandioso parco a Sintra, la città medievale di Obidos, un po' turistica ma gradevole, e le case in pietra di Linhares, completamente deserta ed irreale, le infinite scale della Nossa Senhora dos Remedios a Lamego e del Bom Jesus a Braga, la storica Guimaraes, che prometteva più di quanto abbiamo potuto godere, la straordinaria tranquillità di Ponte de Lima.
In sintesi, mi è parso affascinante il mix di vetustà e modernità, è come se lo sviluppo e il progresso avessero evitato di travolgere e stravolgere tutto.
Sorprende pagare 50 centesimi un ottimo caffè, alla cassa dotata di un modernissimo touch screen del bar di un paese che sembra immobile nel tempo, ma che magari riceve energia da silenziose e produttive pale eoliche, diffusissime.
Infine, un prosaico elogio alla pulizia dei bagni pubblici ed alla ristorazione, tanto economica da raddoppiare il piacere di ogni singolo assaggio.
Bellissimo tutto questo e molto altro, tutto quello che sarebbe troppo lungo descrivere, e per quanto ne scrivessi, inadeguato. Mi fermo qui.





