mercoledì, 01 luglio 2009

Ogni tanto mi vengono dei dubbi, di essere fazioso, di avere un'ottica troppo di parte. Avendo mangiato pane e bandiere rosse sin da giovane ci potrebbe anche stare.
Quando sento il premier dire che ci vuole ottimismo per uscire dalla crisi, che bisogna spendere, che il fattore psicologico ha conseguenze anche sull'economia reale, stento a credergli. Ma potrebbe anche avere ragione, in qualche misura.
Poi però sento Kakà dichiarare che è stato venduto per colpa della crisi che "ha colpito molto i club, principalmente quelli che sono imprese come il Milan" e allora mi sembra di capire che come al solito le regole non sono uguali per tutti e che i comportamenti privati sono sempre diversi dalle pubbliche parole.
Dice il giocatore: "Ho parlato con la società (leggi il presidente Berlusconi) e abbiamo concluso che la cosa migliore per tutti era quella del trasferimento". Sono d'accordo.
Anche se il trasferimento del presidente del Milan sarebbe stato più vantaggioso davvero per tutti. Ma chi se lo compra?

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martedì, 12 agosto 2008

La Russia ha (ab)battuto la Georgia, conquistando la medaglia d'oro.
Terzo posto ex aequo a Putin, che dopo aver plaudito lo spirito olimpico si sposta un po' più in là per dirigere operazioni militari, e a Bush, che dimentico del proprio passato si indigna definendo sproporzionata la reazione russa, cui vanno perciò le medaglie per le facce di bronzo.
La televisione, che mostra immagini di guerra con il bollino dei cinque cerchi, mescolando attacchi, tiri, bombe, atletica leggera ed artiglieria pesante, è squalificata.
Le centinaia di parole spese sui diritti civili, ritirate.

martedì, 05 agosto 2008

Che coraggio. Escono da un vile silenzio per demandare ad altri quanto non sono in grado di fare, chiedendo con forza agli atleti di fare un gesto politico.
La questione dei diritti in Cina è troppo grande per essere lasciata all'azione individuale e spontanea di pochi.
D'altra parte, è evidente che la sua importanza commerciale è in grado di sotterrare ogni slancio ideale, senza alcuna pietà. Non illudiamoci.
E allora, che i giochi abbiano inizio.

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mercoledì, 11 giugno 2008

La Grecia prova a replicare la tattica vincente di quattro anni fa, che l'aveva portata a vincere l'europeo ed esaspera il controllo di palla nella propria metà campo, con una irritante melina praticata già nel primo tempo, fra i fischi del pubblico pagante. Nessun costrutto, solo il tentativo di mantenere il risultato e magari trovare in qualche modo una rete.
Poi Ibrahimovic, che in nazionale non segnava da due anni e mezzo, fa partire una bordata da lontano e la Svezia passa in vantaggio. A quel punto basta un goal piuttosto casuale, frutto di rimpalli, per chiudere la partita e mandare i greci negli spogliatoi a testa bassa.
Questa in sostanza la partita.
A me è sembrato il paradigma della sconfitta elettorale delle sinistre. Evidentemente non sto ancora bene.

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mercoledì, 26 marzo 2008

Qualche settimana fa, mentre pedalavo per le strade del centro, sono stato apostrofato da un tizio (a dire il vero poco equilibrato all'aspetto) con un irriverente "Gi-mon-di, Gi-mon-di!".
Lunedì scorso, un tranquillo vecchietto che attendeva l'autobus, vedendomi passare in bici, mi ha incitato con un "Vai Bartali!".
Questo doppio episodio mi ha mosso a riflessioni su quello che siamo e quello che sembriamo, su come ci vediamo e come siamo visti. Non certo perché banalmente possa sembrare Gimondi o Bartali, ma nella misura in cui il mio essere ha mosso qualcosa nell'altro, evocando un'immagine, un ricordo.
E allora, sempre per salti mentali, è un po' come quando, invece di essere giudicati per quanto facciamo, ci si dice sei come questo o quello, sei come mio padre, come il mio ex, parli come mia sorella, ti comporti come mia madre.
Al di là di quanto sollecitiamo nelle menti altrui, probabilmente ci piacerebbe invece essere considerati per quello che siamo, per la nostra unicità, e mentre ascoltiamo quelle parole, ci guardiamo dentro e ci vediamo diversi, sentendoci forse un po' incompresi.

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lunedì, 14 gennaio 2008

Non so se i provvedimenti progressivamente adottati per arginare il fenomeno della violenza negli stadi siano serviti. Sicuramente hanno contribuito ad allontanarmi definitivamente dal calcio vissuto come spettatore. Il primo importante scrollone l'ho ricevuto da anticipi e posticipi, da un calendario sempre in movimento forgiato a misura della tv, poi i biglietti nominativi, le carte d'identità, i tornelli, hanno dato il colpo finale: stadio, addio.
E chissà se davvero, oltre a me, sono rimasti fuori dai tornelli anche frange di tifo violento. Sembrerebbe di sì, non tanto a vedere cosa succede negli stadi, quanto come sempre più di frequente gruppi di ultrà diventino protagonisti negativi di episodi di cronaca che nulla ha a che fare con lo sport, quasi a sostanziare legami con gruppi politicamente ideologizzati o forse una realtà che attraversa trasversalmente la società, con il comune denominatore del "fare casino".
Già la manifestazione del novembre scorso a Genova, su condanne e commissione d'inchiesta sul G8, era stata segnalata come a rischio infiltrazioni, poi fortunatamente neutralizzate. Le guerriglie di Napoli e Cagliari invece mostrano sciarpe e vessilli fuori luogo e parole d'ordine certamente suggerite da altri, qualcuno che probabilmente si prodiga per dare una conveniente valvola di sfogo a "tifosi" orfani di eventi sportivi.

lunedì, 02 luglio 2007

Provaci tu, a pedalare per 65 km per le strade dell'entroterra, in mezzo ad altri 500 appassionati.
Provaci tu, a tenere sempre i freni a portata di mano per evitare contatti, pronto ad ogni improvviso rallentamento, per una strettoia o una curva da affrontare.
Provaci tu, a salire schivando chi non riesce a reggere l'andatura e contemporaneamente lasciandoti superare da chi ha un passo migliore del tuo.
Provaci tu, a misurarti poi con i 15 km del circuito cittadino che da lì a poco avrebbe visto i passaggi dei professionisti per il campionato italiano.
Provaci. Vedrai che soddisfazione.

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giovedì, 07 giugno 2007

Finalmente è finita, si torna con i piedi per terra, è proprio il caso di dire.
Questo popolo di navigatori con le barche altrui, di genitori che vent'anni fa hanno avuto l'ardire di chiamare Azzurra la propria figlia, questi sportivi da poltrona e telecomando metteranno finalmente da parte tutto il loro fastidioso frasario con cui si dipingono esperti di vela. Fine dei giochi.
Con la sconfitta di Luna Rossa nella regata di ieri, per qualche tempo forse non sentiremo più parlare di bolina, di orzare o strambare, di spinnaker e di gennaker.
Poggiare, penna, fiocco e mura tornano ai loro significati abituali. Anche cazzate non sarà più nè un'esortazione nè un attributo delle vele, ma la sintesi tagliente che definisce discorsi sciocchi e vuoti, che ci augureremmo di non ascoltare mai ma che, quelli sì, purtroppo, non hanno mai fine.

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mercoledì, 23 maggio 2007

Rieccomi, dopo due giorni di intense pedalate sulle strade percorse da carovane multicolori. Quando li vedi, lucidi di sudore e con la bocca spalancata, faticare spingendo sui pedali, dimentichi sacche, fialette e polverine, dimentichi le farmacie ambulanti, dimentichi ogni polemica.
Lì c'è l'atleta che soffre e sa soffrire, in silenzio, per guadagnarsi l'arrivo lassù, metro dopo metro.
Sarà per quello che non c'è disaffezione, nonostante ogni anno, puntuale, arrivi qualche squalifica per doping. L'entusiasmo degli appassionati è immutato, forse crescente. Tante, tantissime biciclette ieri alla Guardia. Le nostre, le abbiamo dovute lasciare incustodite, appoggiate ad un guard rail, perché è stato impossibile portarle con noi, prima quando ci siamo inerpicati fin su al ristorante e poi quando ci siamo ritagliati un posto panoramico sul percorso.
Tutti onesti, le abbiamo ritrovate.

Ma la giornata che si era chiusa splendidamente ieri, ha avuto una brutta coda stamattina, quando un mio amico ha ritrovato il lunotto della sua auto rotto. La bici, un po' incautamente lasciata in macchina sotto casa, non c'era più.
Il danno è grosso, sicuramente più del vantaggio che qualcuno avrà da questo furto.
Per questo, non posso che riprendere il mitico monologo di Alex Drastico.

Sono abbastanza incazzato! Non c'è più, me l'hanno fregata... era una bella giornata, mi sveglio, tranquillo, esco, scendo le scale e arrivo sotto... Niente! Non c'è niente! Al posto del lunotto un mucchietto di briciole di vetri e dove di solito dormiva la mia bici... Vuoto! Nulla! Deserto! Ho pensato: "Ma che?", "Ma come?", "Ma chi cazzo"... "Mi hanno fregato la mia bicicletta!"
Ora... listen to me... io giuro il Signore che spererei che tra di voi ci fosse il ladro così ché possa leggere di persona quanto ho da dirgli...
CORNUTO! Sappi che quella era la mia bicicletta!
Tu puoi nasconderla, puoi riverniciarla, puoi raschiare il telaio, puoi venderla o tenerla, puoi farci quello che vuoi, ma resta sempre la mia bicicletta ed a ricordartelo saranno le mie maledizioni forever...
Le maledizioni ti si attaccheranno al telaio della mia bicicletta, al manubrio e alla sella, al contachilometri che catturerà il tuo sguardo impedendoti di vedere un grosso TIR guidato da un camionista ubriaco, morto di sonno e per di più inglese e per questo tiene la sinistra... alle camere d'aria che scoppieranno simultaneamente, proprio quando avevi deciso di lanciarti in discesa... ai freni che ti si staccheranno all'improvviso quando ti accorgerai che la macchina davanti a te ha inchiodato. Una volta compresso e schiacciato nel suo bagagliaio ti sorgerà il dubbio che qualcuno ti abbia maledetto... io!
Le maledizioni ti si attaccheranno al sellino che salterà via mentre stai salendo al volo e un ferro nel culo ti insegnerà a non mettere più il naso tra i cazzi miei e in più prego madre natura di infradiciarti di grappoli di emorroidi... di farti sputare sangue ogni mattina appena alzato, di spappolarti gradualmente il fegato, di farti sordo, muto, ma non per sempre, minchia! muto, ma non per sempre! che la voce ti venga sporadicamente e per pochi secondi nei quali tu spari delle cazzate immani...
Era la mia bicicletta, cornutazzo!
T'accechi un occhio e ti renda daltonico l'altro... ti doti di un olfatto dove ovunque tu percepisca solo odore di merda... che ti doti di una gobba e se già ce l'hai, che in questo caso te la accentui, così che l'unica cosa che tu riesca a vedere saranno i tuoi coglioni!
Ed infine... che uno stormo di piccioni incazzati ti scambino per l'assessore all'ecologia riempiendoti integralmente di scagazzate così che tu debba scappare con la mia bicicletta, però coperto di merda...
Buon divertimento... Cornuto!
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martedì, 20 marzo 2007

Archiviato il Torneo 6 Nazioni di rugby, per molti resta il ricordo delle due vittorie della nazionale italiana e lo sguardo si sofferma orgoglioso su una classifica che mai ci aveva visto così in alto.
In realtà bisognerebbe avere l'onestà di ammettere che la qualità del gioco prodotto dalle altre squadre è decisamente migliore, indipendentemente dal risultato conseguito, derivato in parte dalla casualità.
Contro la Scozia abbiamo trovato 3 mete nei primi 7 minuti che ci hanno spianato la strada. Contro il Galles abbiamo approfittato del loro modo di intendere il rugby: puntare sempre alla vittoria fino alla fine. Mancavano infatti una decina di secondi al termine ed i gallesi avevano a disposizione un facile calcio che gli avrebbe consentito di pareggiare l'incontro. Ma hanno preferito giocare la palla per tentare di vincere, secondo uno spirito sportivo che è lontano anni luce dai calcoli speculativi di tanti altri sport, forse tutti.
Anche la sfida con l'Irlanda è stata, da questo punto di vista, educativa. Gli irlandesi, largamente in vantaggio a tempo scaduto e con la palla in mano, avrebbero potuto calciare fuori e porre fine alla partita sul 51-17. E invece hanno continuato a giocare, nel rispetto dell'avversario. La scelta, dal punto di vista strettamente competitivo, si è rivelata perdente. Hanno subito una meta e quindi viste ridotte le distanze di 7 punti. I risultati delle altre due partite del torneo ne hanno poi malignamente decretato il secondo posto per la sola differenza punti segnati: 4.
Questo è il rugby. Una sfida leale, senza calcoli, sotterfugi, trucchetti, dove il risultato finale è solo una piccola componente. Se continuiamo a bearci di due vittorie, non abbiamo capito nulla.

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mercoledì, 07 febbraio 2007

Salto a piè pari la premessa, l'indignazione per l'assurda violenza, i predicozzi perbenisti, la pietà per chi resta.
Ma spogliata la vicenda di Catania dei doverosi veli, mi resta lì, nuda, una domanda: quanta parte ha, nello spazio conquistato, nella condanna del gesto e nella fermezza della risposta istituzionale, il fatto che il morto indossasse una divisa?

martedì, 08 agosto 2006

Il ciclismo non riesce a scrollarsi di dosso l'alone di dubbio che per raggiungere certi risultati si debba necessariamente ricorrere a pratiche antisportive, al doping.
Basso, dopo aver vinto il Giro, è stato sospeso per un coinvolgimento ancora da confermare. Il Tour è stato prima decimato dall'espulsione dei migliori, poi gli si è troncata la testa con la squalifica del vincitore.
E' difficile entusiasmarsi per delle imprese la cui credibilità è messa a dura prova da questo tipo di vicende.
Ma nonostante tutto, il fascino del ciclismo, per coloro che lo praticano, resta immutato, indifferente a squalifiche a scandali.
Una delle ragioni sta nelle parole di Prodi, che condivido e sottoscrivo fino in fondo...
«Mi affascina lo spirito. Si pedala, si scherza, si soffre, si gode, si beve alle fontane, poi magari si conclude con una tavolata. Oggi assaggi di erbazzone, frittelle di riso e baccalà, gnocco fritto, parmigiano reggiano, salame nostrano, calzagatti, cioè polenta, fagioli, rosmarino e lardo, tortelli di magro, torta montanara, un bicchiere di Lambrusco, e caffè. Il nostro motto è: "Solo roba leggera"».

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lunedì, 31 luglio 2006

Per qualche giorno mi sono immerso nell'ambiente valtellinese.
Scalando vette con la bici, mi sono completamente dedicato a misurarmi con altitudini, pranzi e cene, tanto che quando ho visto inciso su una fontana 1895 per un attimo ho pensato fosse la quota. Durante il viaggio di ritorno poi, guardando il tasto "seek/skip" dell'autoradio m'è parso di leggere "spek".
Ora gradualmente si ritorna alla normalità.

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mercoledì, 12 luglio 2006

Se ne parlerà ancora per molto tempo e le immagini ci verranno riproposte fino alla nausea, ma finalmente sono in archivio i festeggiamenti per il mondiale vinto. Restano ancora le battute e gli sms ferocemente antifrancesi a ricordarci come le feste nelle piazze abbiano avuto ben poco di sportivo. Più della gioia per la vittoria, il delirio ha avuto i toni pesanti di un odio che non ha ragion d'essere.
Non mi spaventano le masse, ho vissuto trent'anni di manifestazioni di ogni tipo, ma fossi stato francese avrei avuto paura di affrontare quelle folle di invasati.

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giovedì, 06 luglio 2006
Domenica ultimo atto di un mondiale di calcio criptato e criptico.
Un torneo pienamente goduto solo attraverso i decoder, che hanno fatto la fortuna dei bar e riproposto la necessità da dopoguerra di ritrovarsi nei luoghi pubblici per guardare la tv.
Un torneo che ha visto la squadra che avrebbe dovuto vincere a mani basse, il Brasile, uscire senza lasciare ricordi importanti se non le polemiche su giocatori grassocci e bolsi.
Un torneo, che per parte italica, doveva vederci indirettamente puniti per aver offeso il dio palla falsando gli esiti del cosiddetto "campionato più bello del mondo" e che ora ci trova in finale, osannati da critica e tifosi, sempre pronti a scendere chiassosamente ed acriticamente in piazza.
Ed ora non resta che augurarci che questa finale regali un po' di giustizia, facendo tacere trombe e tromboni italiani e dando fiato alla voglia dell'équipe di Domenech di annullare le critiche razziste di Le Pen, secondo cui l'allenatore avrebbe convocato troppi giocatori di colore, tanto che la gente non si riconoscerebbe totalmente nella squadra. Saggia la risposta di Lilian Thuram: "Les gens fêtent les joueurs français sans se demander s'ils sont noirs ou pas. Ils sont français". Viva i colori, allora. E forza Blues.
martedì, 23 maggio 2006

Ho ricevuto una barzelletta di attualità sportiva.

Nel negozio sportivo di un centro commerciale un tizio decide di comprare una maglia della Juventus. Va alla cassa, paga, ma mentre esce suona l'allarme.
La commessa si accerta di aver tolto la piastra antitaccheggio, prova a ripassare la maglia, ma l'allarme suona ancora.
Interviene allora l'addetto alla sicurezza, il quale controlla la maglia e poi suggerisce: "Provi a togliere lo scudetto."

La storiella è divertente, ma è vecchia, mi sono detto. Già, è una storia vecchia, cose già ascoltate ovunque.
Malignità, dicerie, avrebbe detto qualcuno una volta (e qualche ottuso lo sostiene
ancora). Convinzioni popolari con un fondo di verità che ora è venuto a galla in modo provato, diciamo noi. Noi sospettosi, dietrologi e disillusi. Noi che - per andare a cose più alte - non siamo rimasti sorpresi apprendendo le verità su armi di distruzione di massa e torture, e che ora non siamo certo stupiti dalle indiscrezioni secondo cui sarebbero stati pagati riscatti per liberare ostaggi rapiti in Iraq.

martedì, 09 maggio 2006

Ho scoperto il ciclismo quasi per caso, qualche anno fa. Non che non avessi mai visto delle gare, ma non ero mai salito in sella. Pedalare e sudare è indispensabile per capire cosa significa guadagnarsi ogni metro con le proprie gambe, salire con fatica, stringere i denti quando pensi di non poter andare oltre, oltre quello che pensavi potesse essere il limite della tua sofferenza. E naturalmente comprendere poi cosa vuol dire arrivare, infine.
Ieri, in un giro d'Italia che ancora si attarda in Belgio, Alessandro Petacchi ha percorso 47 chilometri nella pioggia e nel vento, con la rotula rotta. Non posso che esser d'accordo con Claudio Gregori (qui). Il ciclista non si corica come il calciatore, non simula. E' condannato all’eroismo.

FrancoG, a proposito di vita, sport
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sabato, 26 novembre 2005

George Best è morto. Si è spento dopo aver sperperato una fortuna ed un fegato, consumato dall'alcol.
Pochi giorni fa l'ultimo appello ai giovani: don't die like me, non morite come me.
E chi vorrebbe morire così? Non la morte gli invidiamo, ma la vita.
"Ho speso un sacco di soldi per alcol, donne e macchine, gli altri li ho sprecati."