martedì, 20 ottobre 2009

"Scusi, signore, mi comprerebbe un chilo di patate?"
Come restare indifferenti, come dire di no ad un ragazzino, avrà dieci anni, che fa una domanda simile? Accetto con entusiasmo e andiamo.
Davanti al banco ordiniamo le patate (saranno 1,6 kg poi, si sa, i commercianti…) e intanto lo invito: "Prendiamo anche un po' di frutta, dai. Che frutta ti piace?"
Timido e titubante sorride, poi, dopo averci pensato su, sceglie: "Uva".
Ma non sembra del tutto convinto, continua a fissare le cassette colme di ogni frutta, lucida ed invitante, pensieroso. Poi improvvisamente mi dice incerto: "no, scusi… invece dell'uva... potrebbe comprarmi un pollo?"
A quello pensava, che avrebbe dovuto rimediare anche un pollo e invece rischiava di tornare a casa senza, e con della frutta superflua. Lo rassicuro, compreremo anche il pollo.
Prendiamo il sacchetto con le patate e l'uva e ci dirigiamo in macelleria.
"Un pollo, grazie". "C'è l'offerta, se ne prende due..." Dev'essere il suo giorno fortunato. "Ok, due". Pago e usciamo.
Subito fuori, la madre lo accoglie stupita: "Ma quanta spesa!" Il ragazzo le fa un gesto verso di me. "Grazie! Grazie, signore! Grazie! Grazie!"
Saluto veloce e schivo per l'eccesso di entusiasmo, i sorrisi si sprecano, anche la sorella più piccola sembra contagiata da tanta gioia.
Mi resta addosso una sensazione leggera, una serenità felice che - vi assicuro - non ha prezzo.

FrancoG, a proposito di vita, società, solidarietà
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lunedì, 25 maggio 2009

Un signore anziano dal passo lento, ben vestito, timidamente mi ha fermato con un "mi scusi... per piacere..." mormorato tra i denti, e con parole stentate, domandando perdono per quella che sentiva come un'impudenza, mi ha chiesto qualcosa, "per mangiare...".
Si appoggiava al bastone, più per farsi forza che per necessità effettiva. La voce era bassa, la pronuncia pulita, l'accento e l'intonazione ricordavano un siciliano d'altri tempi, quasi un nobile decaduto. "Sono anche andato nelle chiese qui intorno, ma niente".
"Mi perdoni" continuava a ripetere, mentre cercavo in tasca qualcosa da dargli per farlo tacere, perché non mi facesse più male con il suo umiliarsi sottovoce, con il suo provare vergogna, con la sua dignità violata, con la sua disperazione ad un tempo sfacciata e silenziosa. "Mi perdoni...", e più che ringraziarmi mi chiedeva scusa per una colpa non sua e per questo più difficile da sopportare.
Sono stanco, sono stanco di incontrare mani tese e sguardi imploranti, stanco di sentirmi chiedere aiuti. Lasciatemi andare per la mia strada, ignaro di tutto, indifferente al mondo.

mercoledì, 08 aprile 2009

A che servono i blog, se non ad avere notizie dirette e senza filtro.
Cos'è davvero successo a L'Aquila, com'è la vita ora, com'è la morte.
Se ne può leggere per esempio su miskappa.blogspot.com, dove il post Terremoto data 31 marzo, quando noi eravamo all'oscuro di tutto (ed i commenti ne danno una drammatica testimonianza), dove ora leggo l'appello a diffondere urla di rabbia.

(grazie a pontitibetani per la segnalazione)

martedì, 13 gennaio 2009

Vi sconsiglio di leggere il blog guerrillaradio.iobloggo.com, troppo dura è la realtà che vi viene raccontata da Vittorio Arrigoni (Vik), in diretta da Gaza.
Vi sconsiglio di guardare le foto che vi sono state pubblicate, troppo forti se confrontate con le immagini patinate dei nostri media, perfettamente abbinate a notizie edulcorate.
Arrigoni fa parte di una Ong, l'ISM (International Solidarity Movement), i cui componenti sono stati qui minacciati di morte, accusati di essere terroristi loro stessi, diventati obiettivi da colpire ed eliminare fisicamente.
La sua vita è in pericolo, ma per chi vive quotidianamente sotto i bombardamenti questa non è una notizia.

giovedì, 18 dicembre 2008
Le luminarie natalizie, apparse quest’anno in città prima del solito, sembrano aver sortito l’effetto sperato, almeno dai commercianti. La follia collettiva della ricerca regalo ha travolto gli italiani per un periodo più lungo, ed ormai da settimane il traffico è insostenibile.
Interminabili file di macchine, incroci intasati, inutili semafori su cui si susseguono verdi che nessuno riesce a rispettare, le luci degli stop che si accendono e spengono ritmicamente, asincrone rispetto alle intermittenze dei negozi. Uno spostamento di dieci minuti diventa un viaggio di un’ora, trasformando la meta in un miraggio.
Sembra che tutta la vita sia qui, fra fiocchi e carte lucide, fra scatole e pacchetti pronti ad essere scambiati con un sorriso ed un augurio, prima di un pranzo che ci farà piangere lacrime di coccodrillo.
E invece nella cassetta delle lettere trovo notizie lontane, di un’adozione a distanza, di un progetto che in Colombia coinvolge bambini ed adolescenti aiutandoli a prendere coscienza della propria condizione per potersene liberare, anche attraverso la discussione collettiva sui concetti di “abuso”, “sfruttamento”, “traffico”. Dicono che laggiù, quando un bambino sente parlare di traffico, pensi subito al narcotraffico. Non è una buona notizia, ma ci penserò, la prossima volta che resterò imbottigliato.
FrancoG, a proposito di vita, società, solidarietà
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mercoledì, 07 maggio 2008

In casa ho una scatoletta proveniente dalla Birmania. Chissà se le mani che l'hanno costruita, dipinta, venduta, sono solo un cadavere galleggiante, ora. Uno fra decine di migliaia.
In una situazione drammatica, aggravata dalla dittatura che ostacola i necessari interventi umanitari, fortunatamente qualcuno riesce ad operare.
Save the Children, presente nel paese con 450 operatori e 35 uffici, sta provvedendo alla distribuzione di cibo, teli di plastica, tavolette per la potabilizzazione dell’acqua nelle 5 aree più colpite. Almeno 20.000 persone, fra donne e bambini beneficeranno di questi aiuti.
L'appello mi è arrivato stamattina, con tempismo perfetto, cancellando l'indecisione sulla scelta dell'associazione a cui devolvere il mio cinque per mille...

mercoledì, 12 dicembre 2007

Ricevo e volentieri inoltro.
Hai mai pensato di regalare uno yak peloso ai tuoi amici?
Per tanti bambini - grazie al suo prezioso latte e alla sua lana - proprio uno yak sarebbe il dono più desiderato.
Quest'anno vuoi fare un regalo diverso e di grande valore per chi lo riceverà?
Save the Children ha la giusta soluzione per te: la
Lista dei Desideri.

FrancoG, a proposito di solidarietà
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lunedì, 01 ottobre 2007

Sono solo firme, e probabilmente non serviranno a nulla.
Non credo all'utilità delle raccolte di firme, neppure in casi che ci sembrano più vicini e più raggiungibili, altro che Birmania. Ho trovato stucchevoli tutti quei nastrini rossi al braccio dei calciatori, ieri, e tutte le altre piccole iniziative che si sono freddamente ripetute in questi giorni.
Immaginate quindi con quanta convinzione abbia digitato il mio nome ed un indirizzo email. Però insomma, costa davvero poco. Fate un salto
qua, se potete. E ditelo in giro, se vi va.

martedì, 21 agosto 2007

Ho ricevuto una lettera da Etica sgr, la società di gestione fondi del gruppo Banca Popolare Etica.
Come forse saprete, gli investimenti sono fatti anche in base a molti indicatori che misurano l'impatto ambientale e la politica sociale di imprese e Stati coinvolti.
Oltre a questo aspetto, detto di investimento responsabile, la società partecipa alle assemblee dei soci esercitando il diritto di voto e quindi una certa pressione nei confronti delle decisioni che vengono assunte in quelle sedi (azionariato attivo).
Il resoconto delle attività svolte in questo campo mi è parso particolarmente interessante ed esemplificativo. Su otto interventi, sostanzialmente uno ha riguardato una richiesta di maggior dialogo, un altro i contributi a gruppi politici, un terzo la certificazione ambientale degli stabilimenti ed un quarto i test sugli animali. I restanti quattro, e quindi ben la metà degli interventi, sono stati relativi al divario crescente fra i salari dei manager e quelli degli impiegati, ed a bonus ad amministratori e top management. E parliamo di aziende qualificate e già selezionate...

martedì, 03 luglio 2007

Avevo letto di una preoccupazione, qualche settimana fa, sul periodico di Medici Senza Frontiere, e ieri l'ho ritrovata su quello di Terre des Hommes.
L'allarme riguarda la crescente difficoltà di essere riconosciuti da ribelli armati o da eserciti in conflitto come indipendenti, di convincere che l'unica ragione di presenza sul territorio sia quella di portare soccorso alle popolazioni in pericolo. Il calo di credibilità deriva dal fatto che sempre più spesso i governi impegnati in operazioni belliche cercano di mascherarsi dietro le ONG e definiscono "umanitarie" le attività sul territorio (non bisogna andare tanto lontano per trovarne riscontro).
Basterebbe questo ad ingenerare confusione e mettere in pericolo l'incolumità degli operatori, oltre che impedire alle associazioni di lavorare e quindi in definitiva far mancare il sostegno a chi ne ha bisogno. Ma si fa di peggio. In Afghanistan le truppe della coalizione hanno distribuito un volantino dove si offrivano aiuti in cambio di informazioni sui talebani. E' evidente quanto la neutralità delle ONG perda così credito.
Credo sia un punto da tenere presente, quando si ragiona di peace-keeping, peace-enforcing e tutte quelle belle parole che sembrano (sembrano?) nate apposta per confondere.

FrancoG, a proposito di politica, solidarietà
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venerdì, 05 gennaio 2007

Papa Ratzinger, "con grande generosità", ha donato circa 100mila euro alla Caritas.
La Caritas Italiana è l'organismo pastorale della CEI che ha come primo compito istituzionale quello di tradurre in interventi concreti l'impegno dei Vescovi nella promozione della carità, leggo.
Allora io mica ho capito nè la straordinarietà, nè la generosità del gesto. Non vedo la differenza con un presidente di una società che trasferisce una certa cifra ad una struttura della sua azienda.
Il Vaticano non ha fini di lucro, immagino che da qualche parte ci sia scritto. Mi pare naturale che una parte dei propri fondi sia destinata ad aiutare chi ha bisogno, tramite i propri enti.
Quei soldi, peraltro, sono anche un po' nostri. O ci dimentichiamo che il Vaticano è un paradiso (fiscale) in terra?

giovedì, 21 dicembre 2006

Siete partiti in anticipo e pensavate di aver fatto tutti i regali, ma vi siete improvvisamente accorti che ve ne manca uno?
Avete ricevuto un regalo inaspettato e non avete più il tempo per poter contraccambiare?
La lista è ancora lunga ma cercate disperatamente di rimandare il momento in cui dovrete affrontare la folla impazzita?
Siete molto fortunati, anche quest'anno Save the Children vi offre una soluzione, sostenere un suo progetto e comunicarlo al destinatario. Senza muovervi da lì.

FrancoG, a proposito di società, solidarietà
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martedì, 14 novembre 2006

Impazzano le analisi sul Paese impazzito. Giornalisti, commentatori e politici fanno a gara nell'accusare Prodi di aver usato un linguaggio offensivo verso il popolo italico, che solo di poeti, santi e navigatori è fatto, si sa.
Il paragone con l'insulto elettorale di Berlusconi va per la maggiore, al grido di "sono tutti uguali" si mescola l'offesa verso chi avrebbe votato per l'avversa coalizione con l'allarme da padre di famiglia o prete di campagna per una deriva egoistica della società moderna, nello specifico dei riflessi sulla finanziaria.
Davvero non vedete che ci si concentra sempre più sull'oggi, sul tutto e subito, magari pagato a rate? che l'aver vissuto gli anni '80 al di sopra delle proprie possibilità ha lasciato strascichi di vuota apparenza? che troppi guardano al proprio orticello disconoscendo il valore della solidarietà verso gli ultimi, i diversi, e più in generale verso gli altri?
Se certe parole fossero state pronunciate dal Papa, che accoglienza avrebbero avuto?
Prodi ha indicato un problema serio e concreto, e gli stolti guardano il dito.

lunedì, 30 ottobre 2006

Ieri sera ho colto al volo una frase di Della Valle, la sua ricetta per migliorare questo Paese. "Servono solidarietà e competitività" dice.
Mi sono subito perso nei miei ragionamenti, e non ho più ascoltato il breve approfondimento che seguiva.
Come possono, mi chiedevo, coesistere solidarietà e competitività?
La competitività è individualismo, concorrenza, è guardare ai propri interessi. La solidarietà è altruismo, attenzione verso il prossimo, è mettere in secondo piano se stessi ed i propri bisogni.
La solidarietà costa, non è roba per imprenditori.

lunedì, 25 settembre 2006

Diffondo l'appello per la campagna lanciata da Save the Children.

115 milioni di bambini in età scolare non hanno accesso all'istruzione. 43 milioni (1 su 3) vive in paesi in conflitto o post conflitto.
Sono bambini che affrontano un futuro senza speranza. Perché la guerra distrugge le scuole, uccide gli insegnanti, produce popolazioni di sfollati ed eserciti di bambini soldato.

Riscriviamo il futuro si propone entro il 2010 di:
- garantire istruzione di qualità a 8 milioni di bambini in 20 Paesi
- far sì che la scuola sia riconosciuta come lo strumento fondamentale per proteggere i milioni di minori dai pericoli della guerra
- fare pressione sui governi e le istituzioni internazionali per far aumentare i fondi a favore dell'istruzione di milioni di bambini che vivono in aree colpite dai conflitti armati

Chi non può fare una donazione, almeno passi parola!

FrancoG, a proposito di solidarietà
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giovedì, 15 giugno 2006

Vice direttore della Banca d'Italia, direttore della Consob, per anni nel consiglio di amministrazione della BCE. Padoa-Schioppa, un ricco banchiere con le mani sulle grandi leve dell'economia europea, ha gli occhi della sinistra puntati addosso, occhi attenti e preoccupati per le scelte che potranno venire.
Per il momento, sembra ondeggiare fra posizioni solidali e liberali.
Quando promette "agiremo con equità e per correggere la precarietà e la sofferenza sociale" non può non raccogliere il sollievo dell'ala sinistra della coalizione.
Per contro quando afferma che "quella che manca è la capacità di governare la globalizzazione", che di per sè non sarebbe un male, ci lascia perlomeno con la voglia di sapere di più, di capire in che modo vorrebbe governarla.
"Non è dimostrabile - dice - che chi sta peggio oggi stia peggio di chi stava peggio cento anni fa". Forse. Ma sicuramente chi sta meglio oggi sta molto meglio di chi stava meglio cento anni fa. E governa il mondo. Questo è il problema.

venerdì, 05 maggio 2006

Ricevo da Save the Children:

Caro sostenitore,
in occasione della festa della mamma, invece dei soliti regali, puoi donare qualcosa di speciale: la speranza di un futuro migliore per tanti bambini e le loro mamme.
Destina l’importo che avresti utilizzato per acquistare il regalo per una mamma ai progetti di Save the Children. Puoi contribuire all’acquisto di libri scolastici, quaderni, cure mediche, vestiti e coperte per tanti bambini e comunicare, attraverso una email automatica, questo tuo gesto di solidarietà alla mamma che vuoi festeggiare.
Per la festa della mamma, regala il sorriso dei bambini.
Clicca qui:
www.savethechildren.it/regali/
Esiste uno stretto legame fra la condizione delle mamme e quella dei loro bambini. Nei paesi in cui le mamme stanno bene, stanno bene anche i bambini. Nelle nazioni in cui le madri soffrono maggiormente, anche i bambini rischiano di più. Per migliorare la qualità della vita infantile, occorre investire nella salute e nel benessere materno, garantire l’accesso all’istruzione e a cure sanitarie per mamme e bambini. A volte basta veramente molto poco, per esempio:
- con 10 Euro puoi regalare ad una madre e a suo figlio la possibilità di accedere per tre mesi ai servizi sanitari di base durante un’emergenza in Liberia.
- con 25 Euro regali coperte, lenzuola e vestiti ad una madre e alla sua famiglia in Perù.

 

FrancoG, a proposito di società, solidarietà
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mercoledì, 19 aprile 2006

La sofferenza è proporzionale alla distanza. Ci disperiamo, ci struggiamo per un abbandono, un lutto, l'improvvisa morte di una persona cara, un familiare, un amico. Compatiamo, soffriamo insieme, se il dolore colpisce una persona a noi vicina, o qualcuno che riconosciamo come assimilabile a noi, perché pensiamo "potrebbe accadere anche a me".
Più in là, spontaneamente, non andiamo. Come potremmo dolerci per gli abbandoni e le morti di tutto il mondo?
Ma dove non arriviamo istintivamente siamo trascinati ad arte dall'afflizione collettiva enfatizzata dai media. Ed il chiamarsi ragionevolmente fuori diventa invece indicatore di disprezzata insensibilità, da cui ci si ritrova a difendersi, a scagionarsi, di cui si deve dar ragione.
E allora, quando impazza l'unanime sconforto, taccio.

martedì, 18 aprile 2006

Girando per la città qualche giorno fa, mi è capitato di assistere ad alcune scene contrapposte ed indicative di diversi modi di essere, pensare, vivere.

Un anziano seduto per terra chiedeva cantilenante "ce l'avete qualche spicciolo?". Pochi metri più in là, mentre attendevo il verde al semaforo, ho sentito dietro di me accennare ad una minuta vecchina che tendeva la mano al di là della strada: "...là ce n'è un'altra... dovrebbero proibirlo... la polizia dovrebbe proibirlo...". Stupito, mi sono voltato verso chi stava parlando, una signorile coppia di mezz'età, con lo stesso stemmino sul bavero del cappotto blu. Non ho avuto la forza di dire nulla, nè di chiedere ragione di tale astio, nè di domandare di quale associazione facessero parte.

Poco dopo, nei vicoli, sento un urlo scherzoso, di una signora dalla forte cadenza genovese: "ou Betta! passi senza salutare?". Betta si ferma, sorride lasciando per terra gli occhi spenti, il suo cane guida si blocca: "ah, Anna! ciao! scusa, ma non ti avevo visto..." e ride.

La sera, in una strada centrale e commerciale, piena di insegne e luci ad intermittenza, un barbone avvolto in una coperta lacera dorme su un gradino di un negozio. Appena sopra di lui, sulla vetrina campeggia una scritta rossa: "Life is now".

mercoledì, 01 febbraio 2006

Diffondo un appello ricevuto da Save the Children:

Caro amico,
mi chiamo Francesca, sono un'operatrice umanitaria di Save the Children e sono arrivata in Pakistan dopo l’8 ottobre, quando un terribile terremoto ha devastato il paese. Ad oggi la situazione continua ad essere drammatica e ogni giorno ci sono mille cose da fare per cercare di aiutare i molti bambini che sono rimasti vittime della tragedia.
Molti di loro camminano ancora tra la neve con sandali e vestiti leggerissimi. Alcuni capi famiglia continuano a scavare per trovare i loro cari e molti feriti attendono qualcuno che possa curarli.
I bambini e le famiglie sopravvissute al terremoto si trovano in condizioni sempre più difficili da quando, con l’inizio dell’anno, sono iniziate violente nevicate e piogge torrenziali che hanno distrutto rifugi e tende e che ostacolano i soccorsi.
Sono 4 milioni i senzatetto e 120mila le persone con un disperato bisogno di assistenza umanitaria, di cui la metà bambini.
Grazie al sostegno dei nostri donatori, Save the Children ha già distribuito tende e sostegno a oltre 30.000 famiglie, ha portato assistenza sanitaria, protezione e istruzione d'emergenza ai bambini colpiti. Ma dobbiamo fare ancora tante cose e per questo mi rivolgo di nuovo a te. La tua generosità può aiutare il nostro progetto ad assistere molti altri bambini e le loro famiglie.
Ti chiedo un gesto semplice, dona adesso:
clicca qui per aiutare i bambini vittime del terremoto.
(...)
Ti ringrazio per tutto quello che vorrai fare per i bambini del Pakistan.
Un caro saluto,
Francesca Petrecca
operatrice di Save the Children a Muzzaffarabad, capitale del Kashmir pachistano

FrancoG, a proposito di solidarietà
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venerdì, 27 gennaio 2006

Il nord sotto la neve. Una buona occasione per dimostrare che non sono tutti uguali e rendere evidente la superiorità della sinistra: andiamo a spalare!
Io mi sono ripulito una bella scalinata (più di 100 gradini...) sia ieri sera che stamattina, è stato faticosissimo, ma divertente vedere ed ascoltare le reazioni dei passanti.
I più aridi passano in silenzio a testa bassa, non ti guardano e non lasciano trasparire alcun pensiero. Poi ci sono gli increduli, che non capiscono perché tu sia lì e con sguardo interrogativo ma silenzioso passano oltre. La maggioranza delle persone saluta, buongiorno o buonasera, e prosegue senza commentare.
Ma la cosa più divertente sono appunto i commenti. I meno graditi sono quelli che, una volta appurato che non sei un addetto del comune, iniziano a lamentarsi della latitanza delle istituzioni.
Spesso si ricevono dei sentiti grazie, quasi sempre conditi da larghi sorrisi. A volte (raramente) i ringraziamenti si prolungano in scambi di buon lavoro e buona giornata reciproca. Qualcuno esagera: stamattina ho ricevuto un devoto "lei è un santo" e un amichevole "lei è un pazzo".

FrancoG, a proposito di vita, solidarietà
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venerdì, 16 dicembre 2005

John Alexander ha 9 anni e vive in Colombia. Ama il colore giallo e adora i cani. Il suo sogno è quello di diventare poliziotto per proteggere la gente dai malviventi. Abita, con i genitori, due fratelli e due sorelle, in una casa costruita con tavole e terra battuta. Il padre lavora come fiorista e guadagna 130 dollari al mese.
John Alexander e la sua famiglia partecipano al programma di Terre des hommes di assistenza ai desplazados (sfollati) a causa della guerra, che comprende anche attività di recupero psicosociale per i casi di violenze familiari.
Nei giorni scorsi, come di consueto, ho versato il mio contributo annuale al progetto di TdH. Presto riceverò i loro ringraziamenti.
Mi ringrazieranno per la generosità, ma io in realtà sono un egoista, perché è un gesto da cui traggo grande vantaggio quando devo affrontare i piccoli problemi di ogni giorno. Questa adozione a distanza dà alle contarietà quotidiane il giusto peso, e mi permette di star bene. Pago la mia serenità.

FrancoG, a proposito di società, solidarietà
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giovedì, 01 dicembre 2005

Mentre i telegiornali fanno a gara per informarci sullo stato di salute di qualche tacchino rumeno e ci terrorizzano con la minaccia dell'aviaria, oggi si celebra la giornata per la lotta all'Aids.
C'è un forte stridore fra l'aleggiare di possibili pandemie e la realtà con cui, soprattutto in Africa, ci si confronta quotidianamente.
Lo slogan di quest'anno, "Mantenete le promesse", punta il dito sul rischio che l'impegno formale dei governi mondiali venga disatteso (in Italia i tagli ai fondi per la cooperazione sono un ragionevole motivo di allarme).
I dati diffusi dalla LILA evidenziano quanto successi ed insuccessi (vita o morte, in definitiva) siano direttamente legati alla possibilità di accedere ai farmaci necessari alla cura.
Al di là di incubi futuri, i milioni di morti sono già il presente di una malattia non più molto "di moda" e i fondi che potrebbero essere utilizzati per curare malati di Aids sono distratti a favore di acquisti massivi di farmaci dalla dubbia utilità.
E c'è di più. Si ventilano (fantasiose?) ipotesi secondo le quali il panico da aviaria sia stato sparso a proposito, per interessi commerciali. La prima vede implicato Donald Rumsfeld, segretario alla difesa Usa e maggiore azionista della società californiana che ha sviluppato il Tamiflu. La seconda coinvolge le aziende che stanno lavorando a polli geneticamente modificati, immuni all'influenza aviaria.
Ipotesi ancora più inquietanti ruotano intorno all'origine del virus dell'Aids, nato in laboratorio e diffuso per contenere la crescita demografica africana oppure intenzionalmente aggiunto ad un vaccino sperimentale contro l'epatite B. Incredibile? E allora l'ipotesi "ufficiale" secondo cui tutto nasce d
all'aver mangiato carne di scimpanzè infetto o dal morso di una scimmia nel didietro di un africano vi pare più probabile?

lunedì, 28 novembre 2005

Sono allergico alle raccolte fondi televisive, alimentate da presentatori che si scoprono sensibili pochi giorni l'anno dopo aver a lungo cannibalizzato reali sofferenze per qualche percentuale di share e magari anche da qualche politico che ha appena votato per tagliare i contributi statali.
Sono anche allergico agli enti istituzionali, che tutti conoscono e molti aiutano, senza chiedersi se quei soldi saranno ben gestiti, lasciandosi trascinare del bollino di affidabilità che la tv appiccica.
Quanta parte di quanto raccolto è speso in progetti ed aiuti?
Ho provato a spulciare i bilanci di qualche associazione che si occupa di ricerca scientifica e di aiuti umanitari (in effetti non so se i costi di gestione siano paragonabili), e l'impressione che ne ho ricavato conferma i miei sospetti: per molte i costi di struttura e personale affossano la quota utilizzata per le attività sociali.
Premiare chi cerca di ottimizzare quanto gestisce dovrebbe essere fra le nostre priorità.
Salvo errori (correggetemi!), Airc spende per i suoi scopi istituzionali il 64%, Unicef il 74%, Telethon il 75%, Aism (e qui spero proprio di sbagliare) il 37%...
Save the Children, Emergency, Medici Senza Frontiere e Terre des Hommes una percentuale che va dal 76 a circa l'85%.

venerdì, 25 novembre 2005

Un mese di tempo per comprare i regali di natale.
Rito dal quale rifuggo, ma a cui molti si sottopongono, più o meno volentieri.

Avete bisogno di idee?

Una proposta che mi piace molto l'ho trovata fra quelle di Terre des hommes.
"Il mio regalo per te è in Bangladesh"
Versando un contributo di 25 euro un vostro amico riceverà un piccolo attestato che racconta la destinazione del vostro gesto di solidarietà. Molto più di un biglietto, molto più di un regalo.
"Questo Natale ho pensato di farti un regalo tutto speciale: tu ricevi questa cartolina, e un bambino in Bangladesh riceverà, a tuo nome, il materiale scolastico per un anno, perché leggere e scrivere sia un dono per tutti".

Siete senza un cent?
Mandate almeno una
e-cartolina di auguri per far conoscere Save the Children.

 

giovedì, 24 novembre 2005
Domani sciopero generale contro la finanziaria.
La coscienza e la coerenza mi chiamano stancamente all'abituale adesione, ma ancor più di altre volte sento forte l'inutilità del gesto e già immagino i commenti dei tg che con poche parole annullano ed archiviano sia l'impegno che il sacrificio finanziario di tanti. E non ho dubbi che non sarà questa protesta a modificare gli indirizzi economici di questo sciagurato governo, ormai destinato a morire di morte naturale.
Allora stavolta non andrò in manifestazione, scelgo un'altra strada.
Andrò a lavorare, ma per non sentirmi un qualunquista crumiro, per placare distraendola la mia sete di impegno sociale, verserò l'equivalente di una giornata di lavoro ad una organizzazione umanitaria, anzi, di più, farò quanto rimando per pigrizia da mesi: divento sostenitore di Medici Senza Frontiere con un versamento annuale.
Dopo questa decisione mi sento meglio. Soldi spesi bene.