"Scusi, signore, mi comprerebbe un chilo di patate?"
Come restare indifferenti, come dire di no ad un ragazzino, avrà dieci anni, che fa una domanda simile? Accetto con entusiasmo e andiamo.
Davanti al banco ordiniamo le patate (saranno 1,6 kg poi, si sa, i commercianti…) e intanto lo invito: "Prendiamo anche un po' di frutta, dai. Che frutta ti piace?"
Timido e titubante sorride, poi, dopo averci pensato su, sceglie: "Uva".
Ma non sembra del tutto convinto, continua a fissare le cassette colme di ogni frutta, lucida ed invitante, pensieroso. Poi improvvisamente mi dice incerto: "no, scusi… invece dell'uva... potrebbe comprarmi un pollo?"
A quello pensava, che avrebbe dovuto rimediare anche un pollo e invece rischiava di tornare a casa senza, e con della frutta superflua. Lo rassicuro, compreremo anche il pollo.
Prendiamo il sacchetto con le patate e l'uva e ci dirigiamo in macelleria.
"Un pollo, grazie". "C'è l'offerta, se ne prende due..." Dev'essere il suo giorno fortunato. "Ok, due". Pago e usciamo.
Subito fuori, la madre lo accoglie stupita: "Ma quanta spesa!" Il ragazzo le fa un gesto verso di me. "Grazie! Grazie, signore! Grazie! Grazie!"
Saluto veloce e schivo per l'eccesso di entusiasmo, i sorrisi si sprecano, anche la sorella più piccola sembra contagiata da tanta gioia.
Mi resta addosso una sensazione leggera, una serenità felice che - vi assicuro - non ha prezzo.





