Assassinato il trans brasiliano Brenda, testimone scomodo di una vicenda dai contorni e contenuti oscuri.
Spero di non essere frainteso se ipotizzo esserci qualcosa di grosso, dietro.
Assassinato il trans brasiliano Brenda, testimone scomodo di una vicenda dai contorni e contenuti oscuri.
Spero di non essere frainteso se ipotizzo esserci qualcosa di grosso, dietro.
Il consiglio non è nuovo, ma ogni tanto viene rilanciato dalla nostra sempre solerte informazione.
Per rallentare il diffondersi del virus A, in mancanza di un fazzoletto, starnutitevi nell'incavo del gomito.
Non so voi, ma io fisicamente non ci arrivo, se non rischiando strappi al deltoide, al trapezio e muscoli affini.
Sarà meglio mi premuri di avere sempre un fazzoletto con me...
"Scusi, signore, mi comprerebbe un chilo di patate?"
Come restare indifferenti, come dire di no ad un ragazzino, avrà dieci anni, che fa una domanda simile? Accetto con entusiasmo e andiamo.
Davanti al banco ordiniamo le patate (saranno 1,6 kg poi, si sa, i commercianti…) e intanto lo invito: "Prendiamo anche un po' di frutta, dai. Che frutta ti piace?"
Timido e titubante sorride, poi, dopo averci pensato su, sceglie: "Uva".
Ma non sembra del tutto convinto, continua a fissare le cassette colme di ogni frutta, lucida ed invitante, pensieroso. Poi improvvisamente mi dice incerto: "no, scusi… invece dell'uva... potrebbe comprarmi un pollo?"
A quello pensava, che avrebbe dovuto rimediare anche un pollo e invece rischiava di tornare a casa senza, e con della frutta superflua. Lo rassicuro, compreremo anche il pollo.
Prendiamo il sacchetto con le patate e l'uva e ci dirigiamo in macelleria.
"Un pollo, grazie". "C'è l'offerta, se ne prende due..." Dev'essere il suo giorno fortunato. "Ok, due". Pago e usciamo.
Subito fuori, la madre lo accoglie stupita: "Ma quanta spesa!" Il ragazzo le fa un gesto verso di me. "Grazie! Grazie, signore! Grazie! Grazie!"
Saluto veloce e schivo per l'eccesso di entusiasmo, i sorrisi si sprecano, anche la sorella più piccola sembra contagiata da tanta gioia.
Mi resta addosso una sensazione leggera, una serenità felice che - vi assicuro - non ha prezzo.
Non ne posso più di sentire la parola "sputtanato" in tutte le sue varie declinazioni ad ogni piè sospinto, ad ogni tg, in ogni trasmissione di (per così dire) approfondimento politico.
Almeno questa volta Berlusconi non c'entra, se non indirettamente.
Lui l'ha usata in un contesto piuttosto privato, di certo ristretto, facendola precedere da un classico "mi consenta", se non altro.
Qui la colpa è tutta dei media che ci si sono buttati a pesce, riprendendola, replicandola, moltiplicandola, diffondendola in tutte le case a tutte le ore del giorno.
Lo sputtanamento a reti unificate sdogana un'altra parolaccia. Proprio adesso che le puttane erano diventate escort.
Troppo spesso ci sentiamo compressi, stretti fra le vuote polemiche che traboccano sui media, avvolti dalle spire di discorsi sempre uguali, che si nutrono della loro stessa ripetizione, e crescono, si ingigantiscono, ci opprimono.
Sentiamo il bisogno di aria nuova, di ragionamenti dall'ampio respiro, che possano elevarci un po', farci riscoprire che esiste ancora un altro mondo, sottotraccia, offuscato dal gran polverone di banalità quotidiane.
Ieri sera sono andato ad ascoltare Gian Enrico Rusconi, un brillante storico e politologo che, nell'ambito di un ciclo di incontri per il ventennale della caduta del muro di Berlino, ha parlato con straordinaria passione della Germania di ieri e di oggi, della sua trasformazione, smontando stereotipi, instillando dubbi, tracciando ipotesi, sottolineando passaggi rilevanti, raccontando la propria meraviglia di fronte ad una rivoluzione incruenta, confessando lo stupore, proprio e di tutti gli storici, davanti al crollo improvviso di quella frontiera, manifestando la propria ammirazione per la società tedesca e la sua capacità di ristrutturarsi, abbandonando divisioni anacronistiche.
Poi, a casa, Santoro, Annozero, Belpietro, la D'Addario.
Un muro, ci vorrebbe.
Quando la realtà supera la fantasia non è mai un buon segno.
Soltanto poco tempo fa ironicamente auspicavo che lo Stato aumentasse le lotterie per abbassare le imposte, chiedevo un Superenalotto al giorno.
Troppa grazia, oggi ha esordito Win for Life, con un'estrazione ogni ora.
Certo, resta sempre da fare il passo successivo, diminuire la pressione fiscale…
Servire la patria è un onore. La propaganda fascista ha riempito i muri di slogan, lo ha fatto tanti anni fa, continua a farlo oggi, mutatis mutandis.
E la retorica vuole che non ci si possa opporre, non si debba sollevare eccezione alcuna, pena l'essere additato come elemento dallo scarso attaccamento alla nazione, nel migliore dei casi.
Chi non canta l'inno è messo all'indice, da qualche tempo. Nessuno si tiri indietro, tutti uniti intorno alla bandiera, tutti a difendere il tricolore.
Poi accade che salti per aria un po' di gente, e si faccia la conta dei morti. E sgranando il rosario ci si accorga che sono tutti del sud, questi volontari professionisti, questi eroi difensori della nostra libertà, questa carne da macello figlia della disoccupazione. Questi nostri fratelli sono tutti meridionali, così come gli americani sono sempre afro-ispanici.
Nel frattempo, i signori della guerra muovono le pedine dalle retrovie, spostano contingenti da qui a là, sfilano a testa alta tronfi d'orgoglio nazionalista. E pontificano di doveri. Di solito altrui.
Dato un attraversamento pedonale su cui si affollano persone di varie categorie, genitori con bambini, aitanti giovanotti, anziani traballanti, ragazzini esuberanti, la prima persona che si getta in mezzo alla strada noncurante del semaforo rosso è sempre una vecchietta zoppicante.
Perché apro il cassonetto della rumenta e trovo decine di giornali quando dall'altra parte della strada, a venti metri, c'è una bella campana per la raccolta della carta? Forse è stato qualcuno che ha paura di attraversare?
E cosa spinge una persona a buttare delle bottiglie nel contenitore per il vetro
abbandonandovi sopra tappi meccanici a leva e guarnizioni, piuttosto che gettarli nella vicina indifferenziata? Pensa possano miracolosamente evaporare, sparire?
Quando fa caldo, si sa, bisogna bere più acqua e vestire leggeri. E magari pensare leggeri.
Sarà anche per questo che nei mesi estivi tutto rallenta, anche l'attività politica, che di solito lascia spazio a qualche sterile vicenda senza futuro, anche l'affannoso scriverne sui blog, che rimandano l'indignazione all'autunno, che sarà caldo, ma in ragione di nuovi scontri di sostanza.
Quest'anno poi, pare che i blogger siano meno attivi del solito ed i sospetti di molti (e di Molti!) si concentrano su Facebook che ha rubato il tempo, le menti e le tastiere.
Per qualcuno è così, per sua stessa ammissione, per altri forse meno, per me certo no. Ma generalmente può trattarsi quantomeno di una concausa, una sirena cui rivolgersi volentieri in tempi ricchi soprattutto di delusioni, di impotenza, di vacue e risibili divisioni a sinistra, di bandiere rosse in soffitta, di battaglie contro i mulini a vento.
A che serve parlare e sparlare se poi tutto continua come prima e peggio di prima? Cosa denunciare che non sia già scontato e comunque già assorbito e in fondo ormai, malvolentieri, tollerato?
In un simile deserto di idee ed iniziative, può accadere ci si consoli con decine di nuove amicizie virtuali e massivi auguri di compleanno, ci si iscriva a gruppi per riassaporare la partecipazione, si testino le proprie capacità e conoscenze, un po' come si fa sotto l'ombrellone.
A proposito, buone vacanze.
Teniamoci magari l'Irpef, ma aboliamo l'imposta sulla spazzatura, cancelliamo le tasse universitarie, abbassiamo il prezzo del trasporto pubblico.
Si può fare. Basta aumentare la frequenza delle estrazioni del Lotto! Non solo tre alle settimana, facciamole giornaliere, anzi facciamone due al giorno, una a pranzo ed una a cena.
Con il solo Superenalotto a giugno lo Stato ha incassato quasi 4 milioni di euro al giorno, perché non approfittarne?
Daremmo vita ad un circolo virtuoso, con sorridenti italiani che si mettono inconsapevolmente in coda per pagare le tasse e un allegro Tremonti che può continuare a sostenere che le entrate tengono.
Prima un vino in cartone che un amorevole papà dice essere fatto da "amici qui vicino". E non si capisce se si riferisca ad alcuni dei 35mila viticoltori fornitori oppure ai tecnici che si occupano della lavorazione finale nello stabilimento.
Quindi è la volta di un'aranciata con il 30% di succo d'arancia in più. Peccato che sia la percentuale si debba applicare su un misero 12%, per raggiungere il 15 e poco oltre, come denuncia Altroconsumo.
Infine un insaporitore a base di vino ed erbe aromatiche, per "cunare piatti apeptitosi nel minor tempo possibile", come appare sul sito, cui pure hanno dedicato poco tempo, pare.
E poi, se hai disturbi intestinali, danno la colpa ai tuareg...
Se ne scopre sempre una nuova, beata ignoranza, la mia. Ora scopro esistere la "colpa cosciente", l'aggravante di chi commette un omicidio non volontariamente ma comunque potendone prevedere il verificarsi ed accettandone il rischio. A rischiare di più è la vittima, in effetti, ma vabbè.
Un annetto, costa questa scommessa persa. Poco, in fondo, sottile la differenza fra la prudenza e l'avventatezza, fra la vita e la morte.
Una garanzia in più, per chi spara indossando una divisa, per chi punta un'arma contro chi forse ha una pietra o una cinghia in mano, per chi, come l'agente Spaccarotella, non ha intenzione di uccidere, ma per un momento si lascia attraversare dal dubbio. Poi, in coscienza, lo scaccia e decide di sparare. Ad altezza uomo.
Ma allora, va tutto bene o no? La crisi, il regime, in che Italia stiamo vivendo?
Mettete assieme per esempio le ultim'ora dell'agenzia di stampa Asca sul terremoto e un'idea potete farvela.
Alle 15:11 si ricorda che domani, in concomitanza con l'avvio del dibattito sul decreto Abruzzo per la ricostruzione, è previsto un sit-in di protesta per le promesse fatte e non ancora mantenute. Peraltro notizia che non è su tutte le prime pagine, diciamo così.
Alle 17:18 il capo della protezione civile Bertolaso, nella registrazione della puntata di Otto e mezzo che andrà in onda stasera su La7, si affretta a dichiarare (pur dicendosi "al di sopra delle parti") che nei territori colpiti dal sisma non c'è nessun malessere, anche perché la maggioranza, che ha gestito l'emergenza, ha avuto un risultato largamente positivo nelle ultime elezioni.
Alle 17:32 rincara la dose, sostenendo la sostanziale inutilità della manifestazione, perché nel pomeriggio da Palazzo Chigi è uscito un comunicato stampa molto significativo, che ha chiarito ogni dubbio vanificando le ragioni della protesta.
Dev'essere per questo che la protezione civile ha impedito il volantinaggio nelle tendopoli da parte dei comitati organizzatori la manifestazione, perché era superflua. A che pro "turbare la quiete degli ospiti"?
Nessun volantino, nessuna informazione, quindi. Tranne quelli di "karaoke, clown, balli", perché... perché sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco, al cardinale, diventan tristi se noi piangiam...
EDIT martedì 16, ore 14:19:
La manifestazione sparisce dal Tg1. E andiamo avanti.
Un signore anziano dal passo lento, ben vestito, timidamente mi ha fermato con un "mi scusi... per piacere..." mormorato tra i denti, e con parole stentate, domandando perdono per quella che sentiva come un'impudenza, mi ha chiesto qualcosa, "per mangiare...".
Si appoggiava al bastone, più per farsi forza che per necessità effettiva. La voce era bassa, la pronuncia pulita, l'accento e l'intonazione ricordavano un siciliano d'altri tempi, quasi un nobile decaduto. "Sono anche andato nelle chiese qui intorno, ma niente".
"Mi perdoni" continuava a ripetere, mentre cercavo in tasca qualcosa da dargli per farlo tacere, perché non mi facesse più male con il suo umiliarsi sottovoce, con il suo provare vergogna, con la sua dignità violata, con la sua disperazione ad un tempo sfacciata e silenziosa. "Mi perdoni...", e più che ringraziarmi mi chiedeva scusa per una colpa non sua e per questo più difficile da sopportare.
Sono stanco, sono stanco di incontrare mani tese e sguardi imploranti, stanco di sentirmi chiedere aiuti. Lasciatemi andare per la mia strada, ignaro di tutto, indifferente al mondo.
Tante ne abbiamo lette e sentite in questi giorni, sul terremoto.
C'è poco da ridere, ma se involontario è l'umorismo, involontario può scattare anche il sorriso.
Riporto due perle radiofoniche, entrambe colte nei giorni scorsi su radiodue, a Caterpillar.
La prima è di un inviato che, con un cambio di consonante carico di significati, si è lasciato sfuggire uno "studenti rimasti sotto le materie", prima di correggersi prontamente.
La seconda di una volontaria di ritorno dall'Abruzzo, che raccontando la sua esperienza dolorosamente e faticosamente, si è giustificata con uno "scusate, sono un po' scossa".
A che servono i blog, se non ad avere notizie dirette e senza filtro.
Cos'è davvero successo a L'Aquila, com'è la vita ora, com'è la morte.
Se ne può leggere per esempio su miskappa.blogspot.com, dove il post Terremoto data 31 marzo, quando noi eravamo all'oscuro di tutto (ed i commenti ne danno una drammatica testimonianza), dove ora leggo l'appello a diffondere urla di rabbia.
(grazie a pontitibetani per la segnalazione)
"...lì molte banche sono andate giù, in america è peggio che qua" diceva stamattina con aria preoccupata ad una conoscente una signora che passeggiava il cane, una che vedo sempre andare su e giù per la via dove abito, col cane al guinzaglio, a volte con la figlia (non al guinzaglio), e a volte è la figlia che porta fuori il cane. Scendono fino in fondo alla strada e poi tornano indietro. Qualche volta fanno il giro dell'isolato.
Una volta davanti ad un manifesto che proponeva di cambiare il simbolo della Croce Rossa per rispetto dei musulmani, hanno attaccato una filippica sulla difesa della cristianità, arringando i malcapitati che si trovavano a passare sul quel marciapiede (esperienza personale). Era un primo aprile di un paio di anni fa.
"In america è peggio che qua" - signora mia - sottintende "qua che abbiamo un buon governo". E anche se non sono mai uscita da questo quartiere lo so, me l'hanno detto, l'ha detto la televisione che è così. Anzi, ora vado, che è il cane l'ho pisciato, quattro passi li abbiamo fatti, e fra poco inizia il tg4.
Ricevo e volentieri inoltro.
Carissima/o,
Ti scrivo per chiederti un piccolo sforzo per una importantissima causa. Nelle prossime settimane il testamento biologico sarà al centro del dibattito in Parlamento, e la maggioranza intende approvare una legge che limita la libertà di scelta del cittadino imponendo alcune terapie, come l'idratazione e l'alimentazione artificiale. Le dichiarazioni anticipate di trattamento non saranno vincolanti: spetterà sempre al medico l'ultima parola. Qual è allora l'utilità di questa legge, se non si garantisce al cittadino che la sua volontà sia rispettata? La verità è che il ddl della destra è stato scritto per rendere inapplicabile il ricorso al testamento biologico. Oltretutto, la dichiarazione dovrà essere stipulata davanti ad un notaio, e rinnovata con cadenza triennale: vi immaginate cosa significa andare ogni tre anni davanti a un notaio accompagnati dal proprio medico di famiglia? Al contrario della nostra proposta poi, non è presente nemmeno un cenno alle cure palliative, all'assistenza ai disabili, alla terapia del dolore.
Ti chiedo dunque di diffondere il più possibile l'appello, invitando tutti i tuoi contatti a sottoscriverlo: dobbiamo mobilitarci immediatamente per raccogliere centinaia di migliaia di adesioni e difendere il nostro diritto costituzionale alla libertà di cura. Se saremo tanti, il Parlamento non ci potrà ignorare. Nel prossimo dibattito in Senato il mio impegno personale è quello di dar voce alla vostra opinione, che credo coincida con quella della maggioranza degli italiani. Che vogliano utilizzare ogni risorsa della medicina o che intendano accettare la fine naturale della vita, i cittadini vogliono essere liberi di scegliere.
Ti ringrazio infinitamente e conto su di te per far circolare il più possibile l'appello per il diritto alla libertà di cura sul sito www.appellotestamentobiologico.it.
Ignazio Marino
Ora che le acque sono più calme, ora che non ci sono più urla, comunque inopportune, ad agitare l'aria, ho le idee più chiare.
E' una vicenda che ha permesso a molti di dare il peggio di sè, e chi più aveva dentro brutti pensieri, più ha espresso parole pessime, inqualificabili, che non voglio riprendere qui. Anche l'italica ipocrisia ha avuto vita facile, fra commozioni da prima serata ed indignazioni da salotto.
Resta in me la convinzione si sia trattato di un caso di eutanasia, al di là dei sofismi che hanno permesso di aggirare leggi inesistenti. Non il primo caso, certo, ma forse il primo di cui ci sia stata coscienza collettiva nazionale. Molte altre morti, ne sono certo, hanno seguito questa strada avvolte in un silenzio complice e pietoso, quel silenzio che sarebbe stato opportuno avesse nascosto anche questa dolce morte, un minimo risarcimento dopo una vita amara, un piccolo sollievo per chi resta, se sollievo può dirsi l'essersi trovati a dover decidere sulla morte della propria figlia. Una scelta che merita almeno un minuto di riflessione.
Ieri sera ero al supermercato, in coda alle casse, preceduto da Tizio. Davanti a lui, Caio, il quale abbandona il carrello e fa due passi indietro, per tuffarsi nel reparto surgelati e riemergere con un sacchetto di piselli. Torna al suo carrello e si accorge essere stato superato da Tizio, cui getta uno sguardo fra il sorpreso e il nervoso.
Tizio: "Può succedere!"
Caio: "...eh?"
"No, dico, può succedere che se uno si allontana, perda il posto."
"Sì, ma sono solo andato lì..."
"Lei ha lasciato il carrello in coda ed è andato a fare la spesa."
"Ma non sono andato in giro per il supermercato, ho preso solo questo..."
"Eh, ma se tutti facessero così ci sarebbe una fila lunghissima."
"Vabbè, lasciamo perdere, non mi sembra il caso di fare polemica."
Finita lì. Approfitto di una cassa libera pago ed esco.
Subito fuori, vedo salire Tizio sulla sua macchina, lasciata comodamente sul marciapiede, ben distante da ogni parcheggio autorizzato ed ogni regola.
Tranquilli, non è razzismo, non è xenofobia. "Era solo uno scherzo al barbone", "volevamo solo divertirci", "l'idea era di spegnerlo subito". Una bravata, bullismo.
I mostri sono gli altri, non gli italiani, non i figli - annoiati - di gente perbene.
Non giudicateli male, è stata una ragazzata, è la noia, è l'alcol, la droga.
E' il clima che si respira, anche. Dappertutto ma in particolare a Roma e dintorni, ancora una volta, e non credo sia un caso.
"Volevamo provare una forte emozione", dicono. Io qualche idea per accontentarli, ora, ce l'avrei.
Chi non ha mai partecipato ad una riunione di lavoro in cui "scopre" una nuova parola alzi la mano!
Strabiliante come l'italiano venga deformato a proprio uso, e di questo ci si faccia pure vanto. Sorprendente anche come certe parole d'ordine si diffondano e siano utilizzate. E più i divulgatori sono in alto nella struttura gerarchica, più la trasmissione ha successo.
Ad estensione di questa riflessione, qualche giorno fa ho scoperto la conservazione sostitutiva, che sarebbe quella procedura che è rivolta a garantire nel tempo la validità legale di un documento informatico, utilizzando particolari sistemi di crittografia per la cosiddetta firma elettronica.
Conservazione sostitutiva, un bell'ossimoro. Per sicurezza, sembrerebbe quasi abbiano voluto crittografare anche il nome della procedura...
Ce l'abbiamo quasi fatta, si tratta di stringere i denti per poche ore (le più difficili) e poi il delirio natalizio lascerà il breve passo ai "se non ci vediamo prima, buon anno!". Ma è poca cosa, il più è andato. Potremo avere la speranza di una nuova epifania, che tutte le feste si porti via e che ci lasci la rivelazione della necessità di gesti più sostanziosi e concreti.
Per intanto, tutto sommato conviene lasciarsi travolgere dalla corrente, che opporsi è inutile e temo controproducente. Se avremo dato un contributo limitato alla frenesia che ci avvolge, potremo già dirci soddisfatti. Se non avremo inoltrato buon_natale.pps, se non avremo acquistato una christmas card o una suoneria natalizia, non avremo scambiato regali infiocchettati con finti sorrisi, se nonostante tutto saremo rimasti noi stessi, bè allora sì, potremo festeggiare davvero. Auguri!
L'egoismo impera, l'indifferenza dilaga, sarà per questo che certi gesti ci sorprendono, sarà per questo che ci stupiscono e ci paiono fuori luogo e fuori tempo.
Ero in coda alla cassa di un supermercato, con la testa alla spesa e le mani impegnate in sacchetti e monete. Un paio di metri indietro un ragazzo cerca di incrociare il mio sguardo, lo noto, lo evito, cerco di capire se si tratta di una mia conoscenza, non mi ricorda nessuno, lo riguardo ed a quel punto mi fa un cenno indicando qualcosa a terra. Guardo giù e non vedo nulla, rialzo lo sguardo e mi dice "ti stai portando dietro...", non capisco, riguardo in basso e mi accorgo di avere una striscetta di nastro adesivo attaccata alla scarpa. La stacco, ringrazio, stupito.
In fondo non era una cosa così grave, mi è parso un eccesso cortesia.
Va bene essere altruisti, va bene amare il prossimo tuo, ma a volte per guadagnarsi il paradiso si esagera!
Forza! Fiducia, ottimismo! Non fate i soliti tristoni.
Tremonti tranquillizza tutti sul rischio di default (l'impossibilità di rimborsare i titoli emessi dallo Stato) e si appella ai clienti... ops... ai cittadini, invitandoli ad acquistare Bot e Cct italiani, i "migliori del mondo". La ragione è facilmente comprensibile, ma più che un ministro dell'Economia sembra un venditore da mercato.
Mi fa tornare alla mente il famoso slogan di Kennedy, e non posso che parafrasarlo chiedendo: comprereste un titolo di stato da quest'uomo?
(nell'immagine, "Comprereste un'auto usata da quest'uomo?" nei manifesti norvegesi contro l'ingresso nella UE)
Natale si avvicina, facendosi annunciare dalla prima neve, da precoci festoni e luminarie, dai consueti allarmi per ipotizzati attentati terroristici.
La notizia non è freschissima, risalendo a un paio di mesi fa, ma allora non avrebbe suscitato interesse. Adesso invece i frequentatori della metropolitana di New York vengono messi in agitazione e contemporanemente lasciati al loro destino, dal momento che la polizia si arrende da subito dichiarando l'impossibilità di poter vigilare su un'area così ampia ad articolata.
I viaggiatori vengono allertati e sollecitati a segnalare pacchi e persone sospette, e così probabilmente verrà fatta esplodere qualche innocua valigetta dimenticata su un sedile e speriamo non anche qualche innocente straniero.
Mentre avviene tutto questo, gli attentati avvengono davvero, in India. Un centinaio i morti, veri, concreti, innocenti. Ma di quelli presto probabilmente non se ne occuperà più nessuno.