Ho sempre differenziato, e con molta attenzione. La carta, le plastiche, il vetro, l'alluminio, sia in casa e che in ufficio.
Nelle campane ho diligentemente infilato solo quello che ritenevo effettivamente riciclabile, escludendo materiali di dubbia trasformabilità, secondo il principio: meglio qualcosina di meno, ma certo, piuttosto che cumuli di materiale che poi deve essere nuovamente filtrato ed in parte scartato.
Ora inizia per me la fase 2, quella della maggior attenzione e consapevolezza, quella dell'acquisizione puntuale di cosa si può e cosa non si può riciclare.
Recentemente qui a Genova è stato fatto un passo avanti, e finalmente anche il tetrapak trova accoglienza nalla campana bianca della carta.
E questo mi è stato da stimolo per scoprire che posso differenziare, assieme alle lattine, anche i coperchi degli yogurt in carta stagnata, le bombolette spray, le scatole in acciaio per dolci, cioccolatini e liquori, i tubetti per conserve, creme e cosmetici,
le capsule e i tappi in metallo per bottiglie, così come fra le plastiche posso mettere i sacchetti, le reti per frutta e verdura, il cellophane, e pure i vasi per le piante!
Avessi la possibilità di fare compostaggio, resterebbe fuori poco e niente. Sempre più misterioso ed incomprensibile risulta quindi il contenuto degli enormi sacchetti che molti portano nei bidoni della rumenta indifferenziata...