lunedì, 26 ottobre 2009

Bersani segretario. Bene, poteva andare peggio. Forse cercherà di cancellare l'ultimo (in ordine cronologico) grosso e grossolano errore del Pd, e cioè tagliare i ponti con la sinistra per proporsi a governare con una sola voce, con all'orizzonte il solo bipartitismo perfetto, causa prima dell'esclusione parlamentare di necessarie rappresentanze.
Cambiato il timoniere, attendiamo di vedere la rotta.

FrancoG, a proposito di politica, attualità
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martedì, 20 ottobre 2009

"Scusi, signore, mi comprerebbe un chilo di patate?"
Come restare indifferenti, come dire di no ad un ragazzino, avrà dieci anni, che fa una domanda simile? Accetto con entusiasmo e andiamo.
Davanti al banco ordiniamo le patate (saranno 1,6 kg poi, si sa, i commercianti…) e intanto lo invito: "Prendiamo anche un po' di frutta, dai. Che frutta ti piace?"
Timido e titubante sorride, poi, dopo averci pensato su, sceglie: "Uva".
Ma non sembra del tutto convinto, continua a fissare le cassette colme di ogni frutta, lucida ed invitante, pensieroso. Poi improvvisamente mi dice incerto: "no, scusi… invece dell'uva... potrebbe comprarmi un pollo?"
A quello pensava, che avrebbe dovuto rimediare anche un pollo e invece rischiava di tornare a casa senza, e con della frutta superflua. Lo rassicuro, compreremo anche il pollo.
Prendiamo il sacchetto con le patate e l'uva e ci dirigiamo in macelleria.
"Un pollo, grazie". "C'è l'offerta, se ne prende due..." Dev'essere il suo giorno fortunato. "Ok, due". Pago e usciamo.
Subito fuori, la madre lo accoglie stupita: "Ma quanta spesa!" Il ragazzo le fa un gesto verso di me. "Grazie! Grazie, signore! Grazie! Grazie!"
Saluto veloce e schivo per l'eccesso di entusiasmo, i sorrisi si sprecano, anche la sorella più piccola sembra contagiata da tanta gioia.
Mi resta addosso una sensazione leggera, una serenità felice che - vi assicuro - non ha prezzo.

FrancoG, a proposito di vita, società, solidarietà
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venerdì, 16 ottobre 2009

Angosciante fin dal primo minuto, l'ultimo film di Winterbottom ci regala uno spaccato di vita di una famiglia americana che a seguito di un evento drammatico sceglie di venire in Italia, a Genova appunto, per provare a superare la tragedia che ne ha sconvolto l'esistenza.
La vicenda incontra così una città da raccontare, una città dove la luce crea fortissimi contrasti negli stretti vicoli, popolati da varia umanità e da presenze spesso inquietanti, strade in cui il pericolo è una ipotesi sempre incombente, pur se in fondo scarsamente concretizzata. E' una città dal passato glorioso (la Superba) e dal presente in bilico fra il rumore del traffico caotico e la bellezza sfolgorante e silenziosa delle sue chiese, tra la vitalità giovanile e il passo lento e stanco dei suoi vecchi.
Il ritratto che ne fa il regista è, pur con qualche eccesso, molto concreto e vero, talmente realistico che pare mancare solo degli odori, che potrebbero completare il quadro annullando la distanza tra finzione cinematografica e realtà quotidiana.
Risulta evidente come Winterbottom sia stato incuriosito dagli ascensori e colpito dal grande numero di scooter circolanti, ma profondamente ed intimamente affascinato dal centro storico, che abilmente dipinge in tutte le sue espressioni. Non solo, anche le spiagge, il mare, non hanno nulla che suoni finto o stonato: è il mare "di Genova", delle onde veloci e pesanti che si infrangono su scogli e pietre grigie affollate di bagnanti.
Le rare concessioni scenografiche ci consegnano un film esteticamente molto distante dalla fotografia da cartolina di Soldini, per esempio. Winterbottom coglie l'essenza vera di Genova e con inquadrature strette ed abbondante uso di camera a mano, ne tratteggia tormenti ed insicurezze che rispecchiano i drammi e le paure dei protagonisti stessi. Un legame che però non amplifica le angosce individuali, ma passo dopo passo sembra aiutarci a superarle, prendendoci per mano.

FrancoG, a proposito di cinema
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martedì, 13 ottobre 2009

Non ne posso più di sentire la parola "sputtanato" in tutte le sue varie declinazioni ad ogni piè sospinto, ad ogni tg, in ogni trasmissione di (per così dire) approfondimento politico.
Almeno questa volta Berlusconi non c'entra, se non indirettamente.
Lui l'ha usata in un contesto piuttosto privato, di certo ristretto, facendola precedere da un classico "mi consenta", se non altro.
Qui la colpa è tutta dei media che ci si sono buttati a pesce, riprendendola, replicandola, moltiplicandola, diffondendola in tutte le case a tutte le ore del giorno.
Lo sputtanamento a reti unificate sdogana un'altra parolaccia. Proprio adesso che le puttane erano diventate escort.

giovedì, 08 ottobre 2009

Assolto il direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza ed ex capo della polizia Gianni De Gennaro.

FrancoG, a proposito di politica, attualità
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venerdì, 02 ottobre 2009

Troppo spesso ci sentiamo compressi, stretti fra le vuote polemiche che traboccano sui media, avvolti dalle spire di discorsi sempre uguali, che si nutrono della loro stessa ripetizione, e crescono, si ingigantiscono, ci opprimono.
Sentiamo il bisogno di aria nuova, di ragionamenti dall'ampio respiro, che possano elevarci un po', farci riscoprire che esiste ancora un altro mondo, sottotraccia, offuscato dal gran polverone di banalità quotidiane.
Ieri sera sono andato ad ascoltare Gian Enrico Rusconi, un brillante storico e politologo che, nell'ambito di un ciclo di incontri per il ventennale della caduta del muro di Berlino, ha parlato con straordinaria passione della Germania di ieri e di oggi, della sua trasformazione, smontando stereotipi, instillando dubbi, tracciando ipotesi, sottolineando passaggi rilevanti, raccontando la propria meraviglia di fronte ad una rivoluzione incruenta, confessando lo stupore, proprio e di tutti gli storici, davanti al crollo improvviso di quella frontiera, manifestando la propria ammirazione per la società tedesca e la sua capacità di ristrutturarsi, abbandonando divisioni anacronistiche.
Poi, a casa, Santoro, Annozero, Belpietro, la D'Addario.
Un muro, ci vorrebbe.