Troppo spesso ci sentiamo compressi, stretti fra le vuote polemiche che traboccano sui media, avvolti dalle spire di discorsi sempre uguali, che si nutrono della loro stessa ripetizione, e crescono, si ingigantiscono, ci opprimono.
Sentiamo il bisogno di aria nuova, di ragionamenti dall'ampio respiro, che possano elevarci un po', farci riscoprire che esiste ancora un altro mondo, sottotraccia, offuscato dal gran polverone di banalità quotidiane.
Ieri sera sono andato ad ascoltare Gian Enrico Rusconi, un brillante storico e politologo che, nell'ambito di un ciclo di incontri per il ventennale della caduta del muro di Berlino, ha parlato con straordinaria passione della Germania di ieri e di oggi, della sua trasformazione, smontando stereotipi, instillando dubbi, tracciando ipotesi, sottolineando passaggi rilevanti, raccontando la propria meraviglia di fronte ad una rivoluzione incruenta, confessando lo stupore, proprio e di tutti gli storici, davanti al crollo improvviso di quella frontiera, manifestando la propria ammirazione per la società tedesca e la sua capacità di ristrutturarsi, abbandonando divisioni anacronistiche.
Poi, a casa, Santoro, Annozero, Belpietro, la D'Addario.
Un muro, ci vorrebbe.