Se il padrone è il nemico da abbattere, la classe operaia, e con essa Gustave de Kervern e Benoit Delépine, non si ferma davanti a nulla.
Come un trattore, sordi alle consuetudini etiche che ci obbligano entro abituali confini, i due registi travolgono ogni ostacolo, scherzando con sfrontatezza e cinismo sulla morte, sui malati terminali, accanendosi con divertito gusto splatter su innocenti animali e bambini, oltre ogni limite del gusto perbenista.
Irriverente, surreale, geniale, è un film denuncia della condizione attuale, in cui la vita vissuta ai margini della società perde di significato ("è vita, questa?"), in contrapposizione allo sfarzo spietato e freddo di chi muove lontane piccole pedine per aumentare il proprio capitale.
Quando la forbice si allarga a dismisura, e neppure l'essersi piegati fino ad arrivare a trasformare se stessi nel disperato tentativo di sopravvivere dà risultati, solo le pistole di un killer artigianale e poco credibile sembrano poter dare soddisfazione.
Contemporaneamente, l'improbabilità delle vicende raccontate ci consente di ridere fino alle lacrime per un film straordinariamente divertente, costellato di spunti comici a cui è impossibile resistere, un film ironico ed intelligente, di grottesca denuncia, forse non a caso realizzato in quella Francia che ha visto nell'ultimo anno molti contrasti aziendali risolti tramite poco ortodossi rapimenti di manager. Ma al cinema si esagera sempre un po', si sa.
"Ora che sappiamo che i ricchi sono dei ladri, se i nostri padri e madri non riusciranno a bonificare la terra, quando saremo grandi ne faremo noi carne macinata".





