Attoniti ed impotenti assistiamo al degrado socioculturale, all'affossamento del bilancio statale, all'abbandono dei ceti deboli al proprio destino, al trionfo della spregiudicatezza, all'ingiustizia che si fa norma.
I politici ed i partiti in cui avevamo creduto sono svaniti o ci hanno deluso, anche le risicate maggioranze hanno lasciato il posto a sicure minoranze, a tornate elettorali senza speranza.
E le prospettive non sono migliori del presente.
Si cerca la sinistra, in un paese che di sinistra non è mai stato, in un paese che ha sempre votato centro(destra).
La struttura bipolare ha schiacciato molti sulla scelta "utile" del Pd, più come ciambella di salvataggio antiberlusconiana che per reale e ragionata convinzione. Ed intrappolati in quel recinto, cercano di tirare verso sinistra un partito che è andato altrove in cerca di voti, augurandosi improvvise inversioni di marcia, chiedendo svolte.
Sbagliano, secondo me.
E' una partita persa, le speranze verranno deluse. Ma non solo, è una partita perdente, un'idea sbagliata.
Se l'obiettivo è mettere in minoranza le destre, andare al governo, l'unica possibilità concreta è portare a sè il pesante appoggio della Chiesa, vero ago della bilancia di un paese papista qual è l'Italia.
Le settimane che hanno preceduto il voto europeo ed amministrativo sono state ricche di segnali di insofferenza dei vescovi verso alcune decisioni della maggioranza, oltre che verso gli allegri comportamenti personali del presidente del consiglio, sempre meno tollerabili.
Le dichiarazioni sui respingimenti e sulle necessità di politiche più incisive contro la povertà, così come gli appelli alla moralità, si sono moltiplicati per giorni. Poi, incassato forse lo stop al temuto sfondamento del Pdl, più nulla. Non penso sia casuale.
Credo che i tempi siano ormai quasi maturi perché il Pd faccia un ulteriore passo verso il centro, che potrebbe formalizzarsi, per esempio, nella conferma di un ex Dc come Franceschini come segretario ed un'ipotesi di accordo con l'Udc di Casini.
Altro che Bersani, altro che D'Alema, questa è l'unica possibilità di sbriciolare il castello berlusconiano.
E noi? Noi che non ci accontentiamo del meno peggio? Noi che non siamo appagati dal governare, ma che siamo interessati a quali politiche vengono sostenute? A noi non resta, come sempre, che l'opposizione, l'esilio, reale o ideale che sia, perché questo no, non è un paese per comunisti.
Ed ora, intanto, un po' di vacanze.






