Vedo troppa televisione, lo so. La accendo appena mi alzo, così come appena rientro in casa, e la prima cosa che faccio è scorrere le notizie del televideo, per vedere se ci sono novità. Così ieri, quando mi è apparso uno sconfortante schermo blu, lo stesso per tutti i canali, mi sono sentito un po' isolato e spaesato. Qualcuno aveva messo mano all'antenna, evidentemente.
Ho provato ad accendere la radio, ma dopo qualche tentativo di trovare una stazione ascoltabile, mi sono arreso.
C'era però troppo silenzio, in casa. Lo sguardo è caduto sul piatto... sì, insomma... il giradischi. Da anni se ne sta lì, immobile e muto, strumento ormai inutile ai più.
Sollevo il coperchio, tolgo la protezione alla puntina. Sposto il braccio, provando avviarlo. Niente! solo un pigro rumoraccio... Tolgo il piatto di gomma, quello in metallo, e stancamente adagiata sul fondo vedo la cinghia di trasmissione. Ha perso ogni elasticità, ha più di vent'anni ormai. Mentre ne provo la resistenza, mi si rompe, quasi mi si sfalda fra le dita, lasciandomi persistenti tracce nere. In un crescendo di desolazione, mi accorgo però di quanto sia appiccicosa, lì dove s'è spezzata. Ci provo. Ne tolgo un paio di centimetri per farla tornare di lunghezza adeguata e ricostituisco l'anello, pressando. Rimonto il tutto, delicatamente.
Scelgo accuratamente un disco, un vinile, come si dice ora. Una volta, quando non c'era possibilità di equivoco, erano semplicemente dischi.
Per commemorare questo momento, cerco qualcosa di storico, di importante. Mentre lo metto sul piatto, leggo l'anno di pubblicazione: 1973. Trentacinque anni fanno una certa impressione. Ma non c'è tempo per altri pensieri, gongolante mi godo le prime note che annunciano la bella sorpresa, funziona!