mercoledì, 30 gennaio 2008

"I fatti non sono più previsti dalla legge come reato": Berlusconi assolto.
A vederlo così, questo principio, per cui si giudica un fatto con il metro della legge in vigore attualmente e non con i criteri del momento della violazione, mi sembra strano e poco comprensibile.

FrancoG, a proposito di politica, attualitĂ 
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lunedì, 28 gennaio 2008

Spesso gli oratori che ho avuto occasione di ascoltare nelle piazze negli ultimi anni, prima o dopo ricevevano l'applauso della platea acclamante al grido di "il popolo della sinistra ci chiede unità!". Era una frase quasi liberatoria, dava il via ad uno spellarsi di mani ed un grande sbandieramento di vessilli, anche se il fatto che ci fossero molte diverse bandiere insinuava più di  un disilluso dubbio.
Era il tempo dell'Ulivo, del dialogo con le anime scisse a sinistra, del rapporto sempre più stretto con i centristi "illuminati". Ma l'estensione parlamentare ai limiti e forse oltre il possibile, non bastò a superare elettoralmente in maniera decisa e direi quasi definitiva la coalizione di centrodestra, anzi.
Dove prendere altri voti, dunque? Si va verso il centro, e dopo aver abbandonato falci e martelli, comunismi, partiti e sinistra, ci si scioglie per ricomporsi, assieme ai devoti della Margherita, nel nuovo PD. Non basta. Si tagliano i ponti rossi e si dialoga con Fini, Casini e Berlusconi, si critica il neo estremismo radicale (?) e si dimenticano i ricatti dei "moderati".
Neppure questo basta. Con l'imminente prospettiva di elezioni perse, ci si preoccupa della stabilità e si offre all'avversario non una ma due guance, la vittoria elettorale ed una nuova riforma che gli consenta di governare come già avvenuto, per 5 anni senza opposizione alcuna. E una fetta di culo, no?

FrancoG, a proposito di politica, attualitĂ 
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venerdì, 25 gennaio 2008

Capita di fidarsi ciecamente di una proposta teatrale senza conoscere nulla, e ritrovarsi poi ad aver scoperto una piccola perla.
Il riscatto della compagnia Gloriababbi Teatro è un testo forte, splendidamente scritto, carico di tensione ed angoscia alleggerite qua e là da lievi spunti ironici. Tutti i personaggi sono ben sviluppati e definiti, e nello stesso tempo si compenetrano attraverso una rete di singole relazioni, gli attori emozionano per l'intensità della recitazione e per la loro capacità di destreggiarsi abilmente fra i vari registri della rappresentazione.
E' uno squarcio su un rapimento e di come viene vissuto dai quattro carcerieri, tre amici d'infanzia e una ragazza, che lentamente svelano le loro storie personali, i loro piccoli e grandi segreti, le loro vite costellate di fallimenti, povertà e sofferenza cui i quattro sperano di dire addio attraverso il compenso promesso. Lo spettacolo è molto efficace nell'approfondire le dinamiche interne ai quattro e con gli altri due personaggi - la ragazza rapita e lo spietato tramite fra i carcerieri e i misteriosi organizzatori del sequestro - così come nel continuo alternare azioni forti e violente alla lunga attesa del riscatto, la chiave su cui si gioca tutto il testo.
Si esce scossi e grati, turbati e ripagati, nelle orecchie gli applausi convinti e prolungati di pochi fortunati spettatori.

fino a sabato 26 gennaio a Genova, Teatro della Tosse
martedì 29 gennaio a Rubiera (RE), Teatro Herberia

FrancoG, a proposito di teatro
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martedì, 22 gennaio 2008

Ma non aveva scelto la famiglia? E allora cosa ci fa ancora lì, a sbraitare contro tutto e tutti, a minacciare il governo e farsi coccolare dall'opposizione?
Due piccole considerazioni, perché Mastella non mi invoglia molto a scrivere.
La prima. Nel suo intervento alla Camera per annunciare le dimissioni ha pomposamente dichiarato: "Mi dimetto perché tra l'amore per la mia famiglia e il potere scelgo il primo". Applausi. Ma a ma pare piuttosto grave considerare l'essere ministro un esercizio di potere piuttosto che pensare ad assolvere l'incarico con spirito di servizio. Utopia, lo so, ma almeno la forma andrebbe rispettata.
La seconda. Ho faticosamente ascoltato buona parte del delirante Porta a Porta di ieri sera, mentre ero in altre faccende affaccendato. Brunovespa ha così sintetizzato i motivi dell'annunciata crisi di governo: in una puntata sul caso De Magistris (mi pare) in cui era ospite Mastella, ho invitato 10 (dieci) esponenti del Partito Democratico, ma tutti hanno rifiutato; Mastella si è quindi sentito isolato e da lì è nata la frattura che ha portato alla crisi di governo. Ah. La terza camera del parlamento è diventata la prima.
Due episodi, ma significativi e paradigmatici, direi.

FrancoG, a proposito di politica, attualitĂ 
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venerdì, 18 gennaio 2008

Il mondo cattolico, variamente accompagnato da credenti dell'ultima ora e falsi difensori della libertà, si stringe intorno al Papa che, sentitosi rifiutato, ha declinato l'invito in università.
Certo che non sono mai contenti, se non li vuoi, si lamentano, se li inviti, non vengono.
Qualcuno forse ricorderà che poco più di un anno fa, Bagnasco, arcivescovo di Genova ed attuale presidente della Cei, si rifiutò di partecipare al Festival della Scienza, bollandolo come eccessivamente laicistico.
Evidentemente da allora il desiderio di dialogo è molto cresciuto...

AGGIORNAMENTI:
Ma proprio lui! Ora rimpiange la
"tolleranza dialogica". Che coraggio. 

mercoledì, 16 gennaio 2008

Ottenuto il risultato, ci si scopre sconfitti. Perché, se Wojtyla sarà beato, Ratzinger è già martire e tutti si schierano dalla sua parte, lasciando pochi veterocomunisti in trincea ad opporsi al papismo dilagante.
Vittoria amara e controproducente, forse. La saggezza avrebbe suggerito comportamenti più accondiscendenti e di comodo. Ma ogni tanto non dico una diga, ma almeno un paletto, è bello che ci sia, per poterlo guardare, ammirare, e legarci una piccola speranza.
Per contro ora ci tocca assistere alla processione di politici ed intellettuali che fanno a gara nel gridare allo scandalo, piangendo la mancanza di confronto e dialogo. Ottusamente dimenticano che è stato Ratzinger a girarsi per primo di spalle.

lunedì, 14 gennaio 2008

Non so se i provvedimenti progressivamente adottati per arginare il fenomeno della violenza negli stadi siano serviti. Sicuramente hanno contribuito ad allontanarmi definitivamente dal calcio vissuto come spettatore. Il primo importante scrollone l'ho ricevuto da anticipi e posticipi, da un calendario sempre in movimento forgiato a misura della tv, poi i biglietti nominativi, le carte d'identità, i tornelli, hanno dato il colpo finale: stadio, addio.
E chissà se davvero, oltre a me, sono rimasti fuori dai tornelli anche frange di tifo violento. Sembrerebbe di sì, non tanto a vedere cosa succede negli stadi, quanto come sempre più di frequente gruppi di ultrà diventino protagonisti negativi di episodi di cronaca che nulla ha a che fare con lo sport, quasi a sostanziare legami con gruppi politicamente ideologizzati o forse una realtà che attraversa trasversalmente la società, con il comune denominatore del "fare casino".
Già la manifestazione del novembre scorso a Genova, su condanne e commissione d'inchiesta sul G8, era stata segnalata come a rischio infiltrazioni, poi fortunatamente neutralizzate. Le guerriglie di Napoli e Cagliari invece mostrano sciarpe e vessilli fuori luogo e parole d'ordine certamente suggerite da altri, qualcuno che probabilmente si prodiga per dare una conveniente valvola di sfogo a "tifosi" orfani di eventi sportivi.

lunedì, 07 gennaio 2008

Guardando in tv i cumuli di rifiuti per le strade di Napoli, riflettevo sulla quantità di cose che vengono buttate. Perché la televisione ci mostra migliaia di sacchetti, ma poco sappiamo di quello che contengono. Qua e là spuntano anche pezzi di mobili e bambole vecchie, ed un primo pensiero va alla dubbia urgenza che spinge ad accumulare certi rifiuti a bordo strada, in una situazione del genere.
Ma dentro, nascosti dalla plastica nera o dalla pubblicità variopinta, che cosa ci sarà? Immagino e penso cose poco diverse da quelle che gettiamo qui, e dunque quelle analizzerò. Perché senza fare migliaia di chilometri, sono sempre stato sorpreso dagli enormi sacchi prodotti dai miei vicini di casa, tanto per non andar lontano. Ok, coppia con figlia. Vogliamo moltiplicare per tre la mia mole di rifiuti? Non ci siamo comunque, io produco pochi pugni di scarti al giorno. E allora, cosa gettano? Deducendolo dai comportamenti noti di alcuni parenti ed amici, direi imballaggi vari, più o meno riciclabili, non ridotti ai minimi termini ma lanciati nel sacco così come sono. Nei casi peggiori, contenitori di plastica e bottiglie di vetro, gettate in maniera indifferenziata perché "il bidone della raccolta è lontano", perché "tanto non serve a niente", perché "non ne ho voglia".
Pigrizia mentale ed anche alimentare, perché già in fase di acquisto si scelgono cibi preconfezionati, perfettamente sigillati e contenuti in scatole dalla breve vita e dal complesso smaltimento. Comodi. Poi si comprano comodi sacchetti della rumenta di dimensioni industriali per infilarci tutto, e li si ammonticchia su un cassonetto traboccante di analoghi sacchi. Comodo. Per far questo è indispensabile avere in casa un enorme bidone tipo americano, che va tanto di moda, che possa contenere ogni nostro scarto.
Ecco, in fondo è sempre colpa dello stile di vita Usa.

giovedì, 03 gennaio 2008

L'Uzbekistan ha dato seguito alla decisione assunta già nel 2005 ed ha abolito la pena di morte.
La Cina invece non ci pensa neppure, e si è limitata a sostituire il colpo di pistola alla nuca con una "più umana" iniezione letale. Non è chiaro se alla base del cambiamento ci sia davvero una malintesa umanità o piuttosto la volontà di danneggiare in minor misura gli organi dei condannati, che pare vengano forzosamente commercializzati per essere trapiantati. In ogni caso la moratoria sulla pena capitale appare davvero lontana.
Una curiosità: fra i crimini per cui in Cina è prevista la pena capitale, ci sono l'evasione delle tasse e la corruzione. Non siate maligni, non c'è relazione con l'impegno italiano in sede Onu.

mercoledì, 02 gennaio 2008

Buon anno, che possiate consolidare gli affetti che avete fin qui costruito o trovarne di nuovi, se i vecchi vi stanno stretti.
Buon anno, che abbiate la serenità per guardarvi sempre intorno e capire che ci sono anche difficoltà più grandi ed importanti.
Buon anno, che possiate fare le scelte lavorative migliori, se avete la fortuna di poter scegliere.
Buon anno, che abbiate la capacità di superare l'immediato per avere vasti orizzonti.
Auguri a voi, per il vostro 2008. Il mio? Ah, il mio sarà buono, lo sento. Non so, mi pare meno disperato di altri e contemporaneamente meno carico di aspettative, forse sarà per questo. Che poi, in questa piccola porzione di mondo, abbiamo bisogno di così poco per essere felici...

FrancoG, a proposito di vita
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