mercoledì, 28 novembre 2007
Se spera che io vada dietro alle sue dichiarazioni e smentite se lo scorda. Non ci penso nemmeno. Sarebbe troppo facile ricordargli che aveva detto ''Forza Italia si scioglierà dentro questa nuova formazione politica" e che ora dice "Io non avevo detto che avremmo sciolto Forza Italia. Me lo avevano chiesto e io avevo risposto: forse, potrebbe anche essere".
Viste le reazioni degli alleati, è comprensibile un passo indietro.
E poi uno avanti verso un nuovo soggetto di tipo confederale: il PdL sarà "un partito rete". Auto-rete.
martedì, 27 novembre 2007
Capita che alcuni incidenti siano provocati da automobili, altri da persone.
E così leggiamo di un'auto che uccide nonna e nipotina, un'auto pirata che uccide un ciclista, un'auto che travolge e uccide una sedicenne, e anche di un'auto dei Cc che investe e uccide un pedone. L'auto, mica i Cc.
Mentre è il rom a travolgere e uccidere 4 ragazzi, è una rumena che uccide un passante, è un bengalese che travolge sulle strisce una 91enne, è un extracomunitario drogato che al volante uccide una neonata.
L'informazione è attraversata da un razzismo strisciante.
venerdì, 23 novembre 2007
Il nuovo lavoro di Fatih Akin, già regista de La sposa turca, è un film circolare, molto articolato e ben strutturato, in cui gli eventi e le persone si rincorrono costantemente, si sfiorano, si attraversano spesso con effetti devastanti.
Gli incontri realizzati o mancati sono improntati alla più sfacciata casualità, a coincidenze a volte troppo insistite, tanto che, piuttosto che trovarci ai confini del paradiso, spesso si ha la sensazione di essere ai confini della realtà.
A parte questo aspetto che può risultare fastidioso, è un film appassionato e coinvolgente, con molti riferimenti concreti agli aspetti sociali e politici che ruotano intorno alla comunità turca in Germania e all'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. Fra Istanbul e Brema viaggiano speranze che spesso tristemente muoiono.
Anche la scelta, discutibile, di annunciare in anticipo una morte non spezza la tensione, che anzi da quella soluzione viene aumentata, lasciando sospesa nell'aria la tragica attesa di una fine che giunge poi sempre improvvisa e violenta. Il filo conduttore è il dolore, gli amori diversi ed i contrasti generazionali, politici e religiosi, sono gli strumenti per raccontarlo.
Il paradiso, la felicità è sempre un po' più in là o, come dice il titolo originale, dall'altra parte. Oltre il confine, oltre le barriere, oltre il vetro ed oltre i muri, non lontano da noi, ma spesso irraggiungibile.
giovedì, 22 novembre 2007
Si sono riempite pagine e trasmissioni televisive con l'anomalia italiana di due capi di coalizione settantenni, si è sempre detto che Prodi e Berlusconi si tengono su a vicenda, che quando fosse uscito di scena uno, anche l'altro avrebbe dovuto cedere il passo.
Ora il primo ha iniziato la strada della rottamazione, con la nascita del Partito Democratico e l'incoronazione di Veltroni. Non gli resta che attendere gli esiti scontati, una volta arrivati alla fine di questa legislatura.
Mi sembra logico che negli ultimi tempi, nelle stanze segrete della Casa della Libertà, si sia fatta presente al secondo la necessità di procedere con le pratiche di successione. Ovvio che questo abbia determinato un po' di fermento e qualche discussione. Altrettanto prevedibile che Berlusconi non abbia alcuna intenzione di ritirarsi spontaneamente.
In questo quadro credo debba essere letto lo sparigliamento delle carte di questi giorni, con il formale scioglimento di Forza Italia e l'istituzione dei gazebo che più che sostanziare la richiesta di mandar via Prodi dà nuova forza a Berlusconi, che implicitamente attribuisce a quelle firme un riconoscimento del proprio ruolo di leader. Del nuovo corso fa parte anche l'apertura a Veltroni, il dialogo, il possibilismo sulle riforme. Un contropiede che, per usare un eufemismo, ha infastidito parecchio gli alleati. Dalla Casa trapelano voci contrariate, si sentono sbotti d'ira e si vedono volar gli stracci. La lotta interna per la leadership è ufficialmente iniziata.
mercoledì, 21 novembre 2007
Resto sulla manifestazione di sabato scorso, come per impossessarmene completamente, farmi pervadere dagli aspetti positivi, far sì che il suo ricordo possa parzialmente sovrapporsi a quello di sei anni fa.
Era già stata ampiamente preannunciata come potenzialmente pericolosa per quanto avvenuto nel 2001 e la comprensibile rabbia che animava molti, ed i rischi parevano lievitati dopo le tensioni sorte negli ambienti ultrà.
I timori si sono lentamente dissolti, da un problema di polizia si è finiti ad un problema di pulizia, alle polemiche per le scritte sui muri e per i costi di ripulitura. Un deciso ridimensionamento, dalle bombe alle bombolette.
Non so se ci saranno conseguenze concrete, se le istanze sostenute a gran voce da migliaia di persone avranno l'esito sperato. Ma, se non altro, è stato in qualche modo un corteo catartico. Non ha cancellato tutto, qualche slogan è ancora lì, qualche segno è rimasto, ma stiamo meglio di prima.
martedì, 20 novembre 2007
Il corteo di sabato scorso a Genova ha dimostrato ancora una volta che non esistono manifestazioni pacifiche o violente, ma gestioni dell'ordine pubblico in grado di trasformarle a proprio (e soprattutto altrui) gradimento, attraverso infiltrazioni o atteggiamenti provocatori da parte di chi dovrebbe invece esserne il neutro controllore.
Non basta organizzarsi in movimenti e marciare compatti, bisogna avere la possibilità di farlo, quel cammino. E qui, piaccia o no, contano le sale dei bottoni. Per questo, nonostante tutto, continuo a credere che sia necessario agire tramite i tradizionali strumenti della democrazia, forse lenti, ma gli unici che hanno la possibilità di essere realmente efficaci e che spero ci consentiranno di arrivare, un giorno.
lunedì, 19 novembre 2007


Si parte col sole, si arriva che è buio. Si procede lentamente, ognuno con i propri pensieri. Rabbia e tristezza, impotenza, rade speranze. Ci accompagna un vento gelido ed un po' di tensione. Si spara. Musica a tutto volume.
venerdì, 16 novembre 2007
E' finita, con gran soddisfazione del governo, la litania della finanziaria.
Lo spettacolo, che non è stato dei più edificanti, era iniziato con le sirene berlusconiane a tentare di convincere vacillanti centristi, attraverso accordi neppure molto sotto banco. Un mercato poco degno.
Poi la melina degli interventi per rinviare il voto di mercoledì, contando sulla prevista assenza per il giorno successivo di Scalfaro e della Montalcini, che è stata così costretta a rinunciare al viaggio a New York.
Quindi i baratti e le concessioni all'interno della maggioranza. La successione isterica di votazioni. Dini che non sente bene (''c'era confusione, non abbiamo capito'') e mette sotto il centrosinistra su un emendamento dell'opposizione. Il forzista Antonione che si sbaglia e dà il via alle cause collettive da parte dei consumatori. Sacconi che sbatte la scarpa sul banco per chiedere la parola.
Difficile riconoscere la Politica, guardando questa rappresentazione. Ieri sera è finalmente sceso il sipario, fine del primo atto, applausi. Il Senato approva, io un po' meno.
mercoledì, 14 novembre 2007
Dopo aver incontrato Buy ed Albanese ed aver visto girare alcune scene, la visione del film di Soldini era dovuta.
La lunga attesa e la curiosità crescente hanno però forse contribuito ad alimentare un po' di delusione.
La trama è piuttosto banale e costellata da eventi prevedibili, articolandosi fra drammi sociali che diventano familiari, immancabili contrasti generazionali e reazioni stereotipate. Lo svolgimento è alquanto piatto, manca una vera evoluzione drammatica. Il livello di tensione è elevato, ma appare tutto sommato costante rispetto ai cambiamenti che vengono raccontati. Anche la recitazione, che pure restituisce bene il profondo senso di insicurezza e di disagio vissuto, non trasmette la progressività del dramma, il disperato scivolamento verso il basso di vite sconvolte.
Tecnicamente, l'uso della camera a mano mi è parso approssimativo e la qualità audio della presa diretta non sempre all'altezza. Anche l'attenzione alla coerenza linguistica lascia alquanto a desiderare.
La fotografia infine è quasi stucchevole nel regalarci una Genova di toccanti tramonti, traffico lento e tetti grigi, di ripetute immagini della lanterna, di cieli opachi e nuvole incombenti. Soprattutto nuvole, insomma.
lunedì, 12 novembre 2007
Prima di tutto siamo donne e uomini, prima che essere figli o genitori, sposati o divorziati, impiegati o disoccupati, italiani o stranieri. Siamo donne e uomini, prima che essere tifosi.
E un uomo, un ragazzo, è stato ucciso per errore da un altro ragazzo, da un poliziotto. Per errore probabilmente, per imprudenza, mancanza delle necessarie cautele, eccesso di foga.
La cornice era solo vagamente calcistica e credo sia stato profondamente sbagliato etichettare la vittima come tifoso, coinvolgere le istituzioni calcistiche, prospettare e concretizzare rinvii e sospensioni di incontri, in un crescendo di tensione che non ha fatto altro che peggiorare le cose e avrà certo ancora lunghi strascichi. Una pessima gestione, che "spero" sia dovuta soltanto ad incapacità, piuttosto che pensare che ci sia un disegno per mantenere alti i livelli di attrito.
Intanto, ci sono carabinieri e poliziotti che agitano le loro armi, e sparano. Anche quando non è necessario, solo perché percepiscono pericoli. E ci sono funzionari di polizia (*) che ipotizzano colpi di rimbalzo.
Forse anche in quell'autogrill volavano calcinacci.
(*) Giovanni Aliquò, quello delle strane ricostruzioni sul G8
venerdì, 09 novembre 2007
Sarà stato il dolore che deriva dalla perdita di un amico, ma le parole pronunciate dal cardinal Tonini ad Annozero mi sono sembrate straordinariamente dure: "Enzo Biagi dava fastidio", "lo hanno ucciso".
Raro sentir parlare un uomo di chiesa in questi termini, soprattutto quando le accuse sono rivolte non a spietati assassini al di fuori di ogni morale, ma a politici ed imprenditori pienamente inclusi ed operanti nelle istituzioni e nel sistema democratico, e magari pure dichiarati difensori della cristianità.
Senza cautele ed esitazioni ci ha sparato dritto in faccia la sua verità.
giovedì, 08 novembre 2007
La notizia del ritrovamento decalogo del boss si mescola con quella del rinvenimento di più di dieci santini e diversi crocifissi nelle tasche del figlio. Uomini d'onore e d'amore.
Non si guardano mogli di amici nostri. Si ci deve portare rispetto alla moglie.
Quando si è chiamati a sapere qualcosa si dovrà dire la verità.
Non ci si può appropriare di soldi che sono di altri e di altre famiglie.
Non desiderare la donna d'altri. Non dire falsa testimonianza. Non rubare.
In fondo, ci cono molti punti di contatto. Il rispetto, un comportamento sobrio e leale, una autorità da venerare.
Non uccidere? vabbè, non esageriamo. Baciamo le mani.
martedì, 06 novembre 2007
Ora, non è che io sia particolarmente sensibile all'argomento animali, ma leggere di scienziati dell'Università di San Diego che hanno passato il tempo a fare iniezioni dolorose ai topi per controllare per quanto tempo si leccano la ferita in funzione della presenza o meno di una foto di Paris Hilton mi ha lasciato un po' perplesso, capirete.
Leggendo con attenzione però, si scopre che la ragazzotta non c'entra nulla, che anche la foto di un gatto in posizione minacciosa ha lo stesso effetto e che potrebbe essere la paura a determinare in maniera inversamente proporzionale la percezione del dolore.
Ma allora se ne deve concludere che i topi (maschi) non sono affatto attratti dalla Hilton, bensì spaventati. Forse è troppo aggressiva.