Era mezzanotte e mezza ed ero stanco. Guidavo quasi meccanicamente verso casa, mancava poco, per fortuna.
Improvvisamente, le macchine dei vigili e la paletta che si solleva. Che palle, penso. Ci siamo, ora mi faranno la multa, anzi mi ritireranno la patente, continuo a pensare accostando.
Non che avessi bevuto molto, un mezzo litro di birra cenando, ma non si sa mai, io mica l'ho ancora capito quanto si può bere, quale sia il limite pratico.
"Buonasera, mi dà patente e libretto, per favore?" "Certo", fingendo tranquillità e sicurezza. Mentre attendo mi guardo in giro, nella speranza di non vedere palloncini e strumenti di test vari.
"Bene, signor FrancoG, vuole sottoporsi al test alcolometrico?"
In sequenza mi passa per la mente: perché me lo chiede e non me lo impone? forse posso rifiutarmi... sì, mi pare di aver letto qualcosa del genere... ma se rifiuto che succede? mi conviene? non è che peggioro le cose?
Tutto nella frazione di secondo (penso molto rapidamente!) che precede il mio "Bah, se vuole..." accompagnato da una alzata di spalle tra il supponente e l'annoiato, estremo tentativo di farlo recedere dall'intenzione. Tentativo inutile, naturalmente. "Ecco, soffi qui dentro, da questa distanza". Seguono quattro o cinque tentativi falliti durante i quali cerco di far entrare meno aria possibile, come se servisse a qualcosa...
Alla fine si accendono i led di test terminato, una sequenza preoccupante di luci arancioni e rosse, e qualche beep ben poco rassicurante.
"Perfetto, registro i dati e siamo a posto". "Bene", sospiro (internamente) di sollievo, contemporaneamente stupito e soddisfatto.
L'irrefrenabile voglia di allontanarmi in fretta mi ha impedito di informarmi sul risultato ottenuto, peccato. Ora la curiosità mi tormenta.





