Sono anni che ascolto, da pulpiti di piazze o di feste di partito, sempre lo stesso ritornello: la gente ci chiede unità. E dalla nascita dell'Ulivo in poi i processi messi in atto sembravano andare in questa direzione, magari forzata, magari non secondo schemi e sintesi non del tutto condivisibili per quanto riguarda i contenuti. Da quei palchi si urlava la soddisfazione che trovava eco nelle folle schierate ed acclamanti.
Anche ieri ho sentito la stessa frase, pronunciata da Veltroni, a Torino, ancora una volta accolta da gongolanti applausi.
Ma a quale unità sta lavorando, qual'è la divisione che si sta saldando?
Il Partito Democratico fonde due anime cui nessuno ha mai chiesto di unirsi per creare una nuova frattura all'interno della sinistra, profonda ed insanabile, ben più significativa di passate scissioni, costole nate spesso per scelte operate da minoranze.
Se Sinistra Democratica saprà coagulare le forze di sinistra, potrà nascere un soggetto dalla forte identità, più coeso del Pd ed inevitabilmente diverso e lontano, soprattutto nell'indicazione delle priorità, nelle politiche sociali, nella difesa della laicità e dei diritti. La sinistra alternativa, l'unica sinistra che ci resta, l'unica alternativa.





