E' ufficiale, la morte di Michael Jackson è da considerarsi maledetta ai fini del Fantamorto.
FrancoG esordisce così nella classifica 2009 con bei 3 punti azzeccandola in pieno, primo caso in quattro anni di concorso. Olè!
E' ufficiale, la morte di Michael Jackson è da considerarsi maledetta ai fini del Fantamorto.
FrancoG esordisce così nella classifica 2009 con bei 3 punti azzeccandola in pieno, primo caso in quattro anni di concorso. Olè!
Ogni tanto mi vengono dei dubbi, di essere fazioso, di avere un'ottica troppo di parte. Avendo mangiato pane e bandiere rosse sin da giovane ci potrebbe anche stare.
Quando sento il premier dire che ci vuole ottimismo per uscire dalla crisi, che bisogna spendere, che il fattore psicologico ha conseguenze anche sull'economia reale, stento a credergli. Ma potrebbe anche avere ragione, in qualche misura.
Poi però sento Kakà dichiarare che è stato venduto per colpa della crisi che "ha colpito molto i club, principalmente quelli che sono imprese come il Milan" e allora mi sembra di capire che come al solito le regole non sono uguali per tutti e che i comportamenti privati sono sempre diversi dalle pubbliche parole.
Dice il giocatore: "Ho parlato con la società (leggi il presidente Berlusconi) e abbiamo concluso che la cosa migliore per tutti era quella del trasferimento". Sono d'accordo.
Anche se il trasferimento del presidente del Milan sarebbe stato più vantaggioso davvero per tutti. Ma chi se lo compra?
Attoniti ed impotenti assistiamo al degrado socioculturale, all'affossamento del bilancio statale, all'abbandono dei ceti deboli al proprio destino, al trionfo della spregiudicatezza, all'ingiustizia che si fa norma.
I politici ed i partiti in cui avevamo creduto sono svaniti o ci hanno deluso, anche le risicate maggioranze hanno lasciato il posto a sicure minoranze, a tornate elettorali senza speranza.
E le prospettive non sono migliori del presente.
Si cerca la sinistra, in un paese che di sinistra non è mai stato, in un paese che ha sempre votato centro(destra).
La struttura bipolare ha schiacciato molti sulla scelta "utile" del Pd, più come ciambella di salvataggio antiberlusconiana che per reale e ragionata convinzione. Ed intrappolati in quel recinto, cercano di tirare verso sinistra un partito che è andato altrove in cerca di voti, augurandosi improvvise inversioni di marcia, chiedendo svolte.
Sbagliano, secondo me.
E' una partita persa, le speranze verranno deluse. Ma non solo, è una partita perdente, un'idea sbagliata.
Se l'obiettivo è mettere in minoranza le destre, andare al governo, l'unica possibilità concreta è portare a sè il pesante appoggio della Chiesa, vero ago della bilancia di un paese papista qual è l'Italia.
Le settimane che hanno preceduto il voto europeo ed amministrativo sono state ricche di segnali di insofferenza dei vescovi verso alcune decisioni della maggioranza, oltre che verso gli allegri comportamenti personali del presidente del consiglio, sempre meno tollerabili.
Le dichiarazioni sui respingimenti e sulle necessità di politiche più incisive contro la povertà, così come gli appelli alla moralità, si sono moltiplicati per giorni. Poi, incassato forse lo stop al temuto sfondamento del Pdl, più nulla. Non penso sia casuale.
Credo che i tempi siano ormai quasi maturi perché il Pd faccia un ulteriore passo verso il centro, che potrebbe formalizzarsi, per esempio, nella conferma di un ex Dc come Franceschini come segretario ed un'ipotesi di accordo con l'Udc di Casini.
Altro che Bersani, altro che D'Alema, questa è l'unica possibilità di sbriciolare il castello berlusconiano.
E noi? Noi che non ci accontentiamo del meno peggio? Noi che non siamo appagati dal governare, ma che siamo interessati a quali politiche vengono sostenute? A noi non resta, come sempre, che l'opposizione, l'esilio, reale o ideale che sia, perché questo no, non è un paese per comunisti.
Ed ora, intanto, un po' di vacanze.
Ma allora, va tutto bene o no? La crisi, il regime, in che Italia stiamo vivendo?
Mettete assieme per esempio le ultim'ora dell'agenzia di stampa Asca sul terremoto e un'idea potete farvela.
Alle 15:11 si ricorda che domani, in concomitanza con l'avvio del dibattito sul decreto Abruzzo per la ricostruzione, è previsto un sit-in di protesta per le promesse fatte e non ancora mantenute. Peraltro notizia che non è su tutte le prime pagine, diciamo così.
Alle 17:18 il capo della protezione civile Bertolaso, nella registrazione della puntata di Otto e mezzo che andrà in onda stasera su La7, si affretta a dichiarare (pur dicendosi "al di sopra delle parti") che nei territori colpiti dal sisma non c'è nessun malessere, anche perché la maggioranza, che ha gestito l'emergenza, ha avuto un risultato largamente positivo nelle ultime elezioni.
Alle 17:32 rincara la dose, sostenendo la sostanziale inutilità della manifestazione, perché nel pomeriggio da Palazzo Chigi è uscito un comunicato stampa molto significativo, che ha chiarito ogni dubbio vanificando le ragioni della protesta.
Dev'essere per questo che la protezione civile ha impedito il volantinaggio nelle tendopoli da parte dei comitati organizzatori la manifestazione, perché era superflua. A che pro "turbare la quiete degli ospiti"?
Nessun volantino, nessuna informazione, quindi. Tranne quelli di "karaoke, clown, balli", perché... perché sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco, al cardinale, diventan tristi se noi piangiam...
EDIT martedì 16, ore 14:19:
La manifestazione sparisce dal Tg1. E andiamo avanti.
"Bisogna far nascere un Partito nuovo della sinistra italiana, di tutta la sinistra italiana. Un partito creato da tutti quelli che oggi sono all'opposizione e che si sentono piu' o meno di sinistra, da Rifondazione all'Italia dei valori, dal Partito democratico al movimento di Vendola, dai socialisti ai Verdi, dai Comunisti italiani ai radicali".
E' la rinnovata proposta di Fausto Bertinotti. Sulla base di cosa, mi chiedo.
E poi: "piu' o meno di sinistra"? L'Italia dei Valori sarebbe di sinistra, più o meno? Il Partito Democratico è un po' di sinistra? I Radicali sono di sinistra?
A me pare solo una mistura di soggetti a diverso titolo contrapponibili alle destre di governo, ma certo non un insieme omogeneo, un possibile partito nuovo. Mi sembra un'idea poco originale, priva di sostanza e soprattutto di futuro.
Se questa è la prospettiva, siamo fritti.
L'erba del vicino è sempre più marcia.
Gli elettori diminuiscono, le destre avanzano.
Avessi tempo mi piacerebbe scoprire se si tratti di una crescita percentuale o in termini di numero di voti.
In ogni caso, non è certo un bel segnale.
Quando si subisce una sconfitta, ancor più se dura, ancor più se ci ha lasciato attoniti, dopo un primo momento di sbandamento spesso sentiamo forte il desiderio di rifarci, di avere un'altra possibilità. Crediamo - o ci illudiamo - di potercela fare, la prossima volta.
Non è ancora arrivato il momento, le ultime elezioni politiche esigono un nuovo turno elettorale che ci dia l'obiettivo di sovvertire lo stato di cose in Italia, e non una panacea (quand'anche desse buon esito) priva di conseguenze.
E' la volta delle Europee, accontentiamoci.
La scelta non è semplicissima, come frequentemente accade.
Da tempo ho escluso il Pd, non solo per ragioni "statutarie" e di dinamiche nazionali, ma anche per una mancanza identitaria ancor più evidente in Europa, dove non esiste un gruppo che possa accoglierne ed accontentarne le due anime costituenti.
Questa esclusione trascina dolorosamente con sè la decisione di scartare Sinistra e Libertà, che ha come prospettiva nazionale un ipotetico cammino comune con il Pd, rapidamente dimentichi di essere stati recentemente scaricati e di fatto estromessi dal parlamento italiano e forse europeo grazie ad uno sbarramento poco democratico.
Il ragionamento porta necessariamente ad una scelta quasi obbligata, ma non per questo meno convinta: la Lista Anticapitalista e Comunista.
Mi convince il programma, mi convince Ferrero, la sua volontà di cercare sintonie non subalterne, mi convince anche in questa fase l'idea forse utopica, forse un po' ottusa, di una sinistra fermamente legata ai propri solidi princìpi.
In fondo, l'unica sinistra possibile.

Un secondo potrebbe essere la sessantesima parte di un minuto, e quindi un istante spesso poco significativo, un batter di ciglia o poco più.
Un secondo potrebbe essere una portata gustosa, una profumata torta di verdura, un delicatissimo pesce, un piatto di carne succulenta. Un pasto comunque consumato in pochi felici momenti, terreni, carnali.
Un secondo potrebbe essere, ed è, un gradino sul podio, il posto d'onore di una gara amichevole e divertente, secondo classificato per aver partecipato al concorso letterario Scrivi un romanzo di 6 parole (Tardi arrivò il naufrago all'altare).
Una grande soddisfazione, durevole, appagante. Un biglietto-attestato disegnato da un bambino, due kg di frutta e un kg di farina bio: molto più che una medaglia d'argento.
"Would you buy a used car from this man?", Kennedy, 1960.
"Fareste educare i vostri figli da quest'uomo?", Franceschini, 2009.
Per chi va al di là del proprio naso è evidente che là non si insinuava che Nixon manomettesse i contachilometri delle proprie auto o si facesse riferimento alla dubbia capacità di tenere una vettura in buone condizioni.
Si alludeva ovviamente ad una discutibile onestà, ad una scala di valori che dà priorità al profitto ad ogni costo.
L'idea di fondo è quindi simile, anche se certo parlare di mercato automobilistico ha un minor impatto emozionale rispetto all'educazione dei figli, in un paese poi dove la famiglia è, nominalmente almeno, intoccabile.
Altre differenze? Be', le elezioni del 1960 Kennedy le vinse...
Un signore anziano dal passo lento, ben vestito, timidamente mi ha fermato con un "mi scusi... per piacere..." mormorato tra i denti, e con parole stentate, domandando perdono per quella che sentiva come un'impudenza, mi ha chiesto qualcosa, "per mangiare...".
Si appoggiava al bastone, più per farsi forza che per necessità effettiva. La voce era bassa, la pronuncia pulita, l'accento e l'intonazione ricordavano un siciliano d'altri tempi, quasi un nobile decaduto. "Sono anche andato nelle chiese qui intorno, ma niente".
"Mi perdoni" continuava a ripetere, mentre cercavo in tasca qualcosa da dargli per farlo tacere, perché non mi facesse più male con il suo umiliarsi sottovoce, con il suo provare vergogna, con la sua dignità violata, con la sua disperazione ad un tempo sfacciata e silenziosa. "Mi perdoni...", e più che ringraziarmi mi chiedeva scusa per una colpa non sua e per questo più difficile da sopportare.
Sono stanco, sono stanco di incontrare mani tese e sguardi imploranti, stanco di sentirmi chiedere aiuti. Lasciatemi andare per la mia strada, ignaro di tutto, indifferente al mondo.
Il genere non è nuovo e di certo l'inglese faciliterebbe leggermente il compito.
Si tratta di scrivere un romanzo breve, brevissimo. Ma molto più di quanto stiate pensando. Un romanzo in sei parole.
Impossibile? bè, quel geniaccio di Hemingway (sì, ho capito, mica uno qualunque) scrisse: "For sale: baby shoes, never worn."
Molte sono le raccolte che si trovano in rete, spesso infarcite di frasi insignificanti, piatte sequenze verbali prive della dignità di racconto. Più rari i "romanzi" degni di nota e fra questi mi pare di poter annoverare quello di Pulsatilla, blogger e scrittrice: "Si consideri assunta. Ora può rivestirsi."
Ora è la volta di un concorso organizzato dal Gruppo di Acquisto Solidale di Pavia, che domenica 31 maggio premierà il vincitore in occasione della mostra-mercato BioPavia. Chi volesse cimentarsi può inviare le proprie opere a pietro@gaspavia.org entro sabato 23.
La sfida è stimolante, io ho iniziato a produrre qualcosa...
"Tardi arrivò il naufrago all'altare."
"In vetta, felice sopra ogni paura."
"Houston, abbiamo un problema. Houston? HOUSTON!?"
Quando sento i populisti della libertà etichettare ripetutamente l'opposizione come "sinistra" mi viene la pelle d'oca.
Facile intuire le motivazioni della scelta, hanno vinto elezioni su elezioni agitando lo spettro dei cosacchi, niente potrebbe fargli ammettere che la situazione è cambiata. Ormai l'annacquato partito che fu il Pci è retto da Franceschini, un democristiano progressista, per così dire. Ma già Veltroni aveva cancellato pubblicamente l'etichetta rossa, smarcandosi dall'ala radicale.
Se però l'intenzione della destra è lampante, meno ovvia appare la ragione della mancata sottolineatura di quella falsa attribuzione, dell'accettazione passiva di un marchio immotivato. Forse stanchezza, forse rassegnazione. Forse il desiderio onnivoro di rappresentare tutto ciò che non è destra, dimenticando, e cercando di far dimenticare, che la sinistra c'è ancora, è altro, è extraparlamentare.
E' qui la festa! Lo si capisce dal primo momento, un'irruzione festosa, rumorosa ed energica, che produce da subito una allegria contagiosa. Impossibile restare indifferenti. A tratti l'energia riesplode, facendo vibrare le assi del palco, sollevando polvere, così che la mitica polvere del palcoscenico appare davanti a noi, quella di cui Gli Omini si sono sporcati, lo si vede, lo si sente nella precisione dei tempi scenici, nel ritmo incalzante delle battute, nella scelta precisa delle parole e nel rispetto di irresistibili silenzi.
Uno spettacolo comico? Molto di più. Ad arte mescola la sottile ironia con la grassa irriverenza. E' volgare, sporco e blasfemo come lo è la strada da cui sono tratti gli spunti attuali che arricchiscono il canovaccio e attraverso i quali lo spettacolo si forma, serata dopo serata, replica dopo replica.
La struttura è piacevolmente varia, le trovate sceniche spesso originali, si ride con intelligenza, a volte amaramente. Gli attori da applausi. Che giungono puntuali.
13 mag 2009
Serremaggio Festival - Teatrino Gori - Serre di Rapolano (SI)
20 giu 2009
Festival Voci di Fonte - Siena
6 ago 2009
Granara Teatro Festival - Granara (PR)
La pretesa superiorità intellettuale della sinistra sta dando un'altra prova di sè, non affondando il colpo di fronte alla dolorosa vicenda personale del premier (olè!). Salvo poi prenderselo sotto la coda a parti invertite, ma vabbè.
Mi allineo volentieri ed evito quindi di sfruculiare nel gossip di veline promosse, amanti minorenni, figlie illegittime.
Registro soltanto in rapida successione la moglie che dichiara di non poter "stare con un uomo che frequenta le minorenni", reputa colma la misura, prende armi bagagli e milioni e lo lascia solo con il suo 75,1% di consensi.
Poi il fido Mike Bongiorno che va da Fazio a lamentarsi pesantemente del comportamento dell'uomo Berlusconi, che l'ha dimenticato da un giorno all'altro, voltandogli la schiena, senza un perché e senza un saluto.
Infine (infine?) oggi i vescovi, che per bocca dell'Avvenire, scaricano il premier perché "la stoffa umana di un leader, il suo stile e i valori di cui riempie concretamente la sua vita non sono indifferenti. Non possono esserlo." Puntualizzando che "i cittadini (...) di tanto ciarpame alla fin fine farebbero volentieri a meno". E l'uso della parola "ciarpame" non sembra affatto casuale, definendo bene la scelta di campo.
Ci mancherebbe solo che Emilio Fede...
Il Corriere della Sera e il Mattino hanno pubblicato due disegni riproducenti il Duce. Uno è piaciuto, l’altro no; vale quindi, anche per i disegni, la norma vigente per le fotografie e cioè che debbono essere precedentemente presentate all’Ufficio stampa del Capo del Governo per avere l’autorizzazione alla pubblicazione.
Il sottosegretario Ciano ha deplorato l’abitudine dei giornali di pubblicare fotografie, corrispondenze e titoli come questi freddo intenso a Roma, Napoli sotto la neve, La neve a Palermo. In questo modo si sviano le correnti turistiche del paese.
Pubblicare un articolo consigliante un limitato consumo della carne durante l'estate.
Sensibilizzare con fotografie, interviste, ecc. i viaggi delle coppie prolifiche per essere ricevute a Roma dal Duce.
(veline, 1933-1940, fonte Wikipedia)
...altri tempi?
Lodi, lodi, lodi a Berlusconi. Che scende in piazza il 25 aprile e inneggia alla necessità di "costruire finalmente un sentimento nazionale unitario"...
No, scusa, guarda che è da mo' che la festa della Liberazione è unitaria, unitaria ma antifascista. Ci mancherebbe altro.
Se c'è uno che ha rotto quest'equilibrio sei proprio tu, con la trovata elettorale dei comunisti che avrebbero ridotto la nazione come un qualsiasi paese dell'est, fra miseria, terrore e morte.
Sei tu che non sei mai sceso in piazza, tu e i tuoi amichetti del PdL. E non è un caso che anche adesso, mentre fingi di celebrare una nuova unità ritrovata, tralasci di nominare i fascisti e punti il dito sui nazisti, identificandolo come solo nemico comune.
Non è questa la storia d'Italia, non è questa la storia.
Anche se "probabilmente avremo ancora qualche mese difficile", "il peggio l'abbiamo visto" ha detto Emma Marcegaglia lunedì, mentre il Mibtel era intento a perdere il 3,88%.
Ieri l'FMI ha fatto un po' di conti, rilevando che il debito italiano, a seguito degli interventi necessari ad affrontare la crisi, salirà dal 106% del Pil dell'anno scorso al 121% nel 2010.
L'allarme era già stato lanciato a fine marzo dall'Ocse, ma con la classica sicumera il presidente Berlusconi aveva risposto stizzito: "tacciano".
Certo, meglio non far sapere che andiamo verso un debito pubblico in linea con i valori raggiunti nei primi anni '90, abbassato faticosamente dai governi di centrosinistra (facendone pagare il prezzo ai soliti noti, ovvio): siamo passati attraverso prelievi forzosi dai conti correnti (l'odiato Amato) ed eurotax (parzialmente restituita), sempre con un'Irpef mantenuta a livelli sostanziosi. Niente di cui esser contenti, ma per lo meno a vantaggio dei conti dello Stato.
Tutto questo stringer la cinghia per quindici anni ora se ne va in fumo, non abbiamo fatto in tempo a vedere concretizzato il miraggio di un vantaggio che siamo di nuovo ripiombati in tempi bui, tempi di sacrifici. Sempre sulle spalle degli stessi, cosa ve lo dico a fare.
Volete voi che sia abrogata la democrazia?
Fateci questa domanda, così almeno facciamo un solo referendum, l'ultimo, e poi non se ne parla più. Perché continuare a stare in questo stato (e questo Stato) ci logora.
L'Italia è una Repubblica democratica. Articolo 1 della Costituzione, mica pizza e fichi. Democratica. Démos e cràtos: potere del popolo.
Come esercitiamo questo potere? In forma diretta, attraverso i referendum, o indiretta, tramite i rappresentanti eletti in Parlamento.
I rappresentanti un po' ce li siamo giocati, perché le liste bloccate hanno limitato la possibilità di scelta. Va bene, pazienza, ci resta sempre la lista.
E poi i referendum. I quali, storia di questi giorni, potrebbero essere abbinati alle amministrative come no. Il che, è del tutto evidente, non implica solo una differenza di costi, su cui è incentrata la polemica politica, ma una differenza di esito. La scelta del giorno può determinare il risultato stesso del referendum, il suo successo o il suo fallimento.
Allora, cosa resta della volontà popolare?
Tante ne abbiamo lette e sentite in questi giorni, sul terremoto.
C'è poco da ridere, ma se involontario è l'umorismo, involontario può scattare anche il sorriso.
Riporto due perle radiofoniche, entrambe colte nei giorni scorsi su radiodue, a Caterpillar.
La prima è di un inviato che, con un cambio di consonante carico di significati, si è lasciato sfuggire uno "studenti rimasti sotto le materie", prima di correggersi prontamente.
La seconda di una volontaria di ritorno dall'Abruzzo, che raccontando la sua esperienza dolorosamente e faticosamente, si è giustificata con uno "scusate, sono un po' scossa".
A che servono i blog, se non ad avere notizie dirette e senza filtro.
Cos'è davvero successo a L'Aquila, com'è la vita ora, com'è la morte.
Se ne può leggere per esempio su miskappa.blogspot.com, dove il post Terremoto data 31 marzo, quando noi eravamo all'oscuro di tutto (ed i commenti ne danno una drammatica testimonianza), dove ora leggo l'appello a diffondere urla di rabbia.
(grazie a pontitibetani per la segnalazione)
E' il classico prototipo dell'italiano medio, caciarone e maleducato.
Devo smettere di stupirmi che prenda tutti quei voti.
In Francia i disoccupati non se ne stanno con le mani in mano (cit.), si muovono per dar forza ai sindacati per giungere ad accettabili accordi, quando dietro le parole "piano di ristrutturazione" si mascherano facili licenziamenti.
Due settimane fa era capitato all'ad della Sony, poi ad un dirigente della 3M, ora è la volta di quattro della Caterpillar. "Li tratteniamo nell'ufficio del direttore e stiamo discutendo con loro per riaprire i negoziati" è una frase con una sottile vena comica, ma i risultati sembrano buoni ed ormai la pratica pare diffusa e consolidata. Forse è il caso di farla nostra, quando la concertazione viene colpevolmente dimenticata ed i vertici aziendali sembrano non avere orecchie per le richieste operaie. E' ora di cambiare musica.
E' nato un nuovo soggetto politico. Nuovo? Sarà il taglio dato dalla tv, sarà che il finale del congresso era già scritto nella sceneggiatura, sarà che l'acclamazione conclusiva pareva una delle tante viste e riviste su retequattro, sarà che il dibattito non c'è stato, così come non ci sono stati altri competitori, nè potevano esserci... insomma, sarà tutto questo, ma a me sembra più una fusione per incorporazione che una confluenza di due organizzazioni in un nuovo partito.
Cosa c'è di An nel PdL? Fini, che istituzionalmente si smarca e poi fa pace e tace? I suoi colonnelli, che già premiati con incarichi ministeriali, sono i berluscones più fedeli? Dov'è l'identità di An? Dov'è l'orgogliosa rettitudine morale, dov'è la storica destra sociale? Dove finirà la difesa dell'interesse nazionale quando il Presidente avrà il solo Bossi come interlocutore?
L'impero si ingrossa, l'imperatore ingrassa.
Ho finito lo spazio. I libri si accumulano sul comodino, non trovando più opportuna sistemazione nelle librerie. Estratti conto, ricevute e bollette giacciono confusamente sulla scrivania, in attesa di essere logicamente archiviati. Le riviste hanno invaso ripiani di fortuna, un po' ovunque. Periodici e libri di cucina sono stati compressi, e poi hanno iniziato con noncuranza ad invadare spazi non propri. La scarpiera già da tempo è inadatta a contenere scarponi, scarponcini, scarpe per ogni sport, così come una bici cerca invano di mimetizzarsi dietro una poltrona, in camera. Giubbotti e giacconi trascorrono la stagione sull'attaccapanni in ingresso, piuttosto che stiparsi nell'armadio.
Non ho più spazio, o almeno non è facilmente e comodamente disponibile, senza ingegnarsi ogni volta che qualcosa deve essere riposto.
E vivendo in condominio non posso neppure accaparrarmi il pianerottolo.
"...lì molte banche sono andate giù, in america è peggio che qua" diceva stamattina con aria preoccupata ad una conoscente una signora che passeggiava il cane, una che vedo sempre andare su e giù per la via dove abito, col cane al guinzaglio, a volte con la figlia (non al guinzaglio), e a volte è la figlia che porta fuori il cane. Scendono fino in fondo alla strada e poi tornano indietro. Qualche volta fanno il giro dell'isolato.
Una volta davanti ad un manifesto che proponeva di cambiare il simbolo della Croce Rossa per rispetto dei musulmani, hanno attaccato una filippica sulla difesa della cristianità, arringando i malcapitati che si trovavano a passare sul quel marciapiede (esperienza personale). Era un primo aprile di un paio di anni fa.
"In america è peggio che qua" - signora mia - sottintende "qua che abbiamo un buon governo". E anche se non sono mai uscita da questo quartiere lo so, me l'hanno detto, l'ha detto la televisione che è così. Anzi, ora vado, che è il cane l'ho pisciato, quattro passi li abbiamo fatti, e fra poco inizia il tg4.
Con l'aria che tira, sentendo parlare di Piano casa avevo immaginato si intendesse un sostegno a chi la casa non ce l'ha, e si trova in difficoltà a pagare affitti troppo elevati o mutui capestro. Oppure a chi vorrebbe acquistarla come progetto di vita, magari a due, e senza poter dare adeguate garanzie alle banche per via di un lavoro precario, o flessibile, per dirla con le parole di chi ha un lavoro e una poltrona fissa.
E invece (ma davvero mi ero illuso?) il palazzinaro Berlusconi sforna un piano per "dare a chi ha una casa e nel frattempo ha ampliato la famiglia la possibilità di aggiungere una stanza, due stanze o dei bagni con servizi annessi alla villa esistente". Parole sue.
Ogni cosa rientra in questo modo subito nei consueti argini, senza scossoni.
Franceschini gonfia il petto oppositore e boccia la proposta, l'a.d. di Italcementi la approva accogliendola con entusiasmo, per l'Italia dei Valori è un progetto contro la legalità e Bossi dichiara preoccupato: "Non vorrei che facessimo le case per darle agli extracomunitari".
E' tutto così banale e svilente, così scontato. Tutto tranne gli affitti.
Se pensate che quei tempi non possano tornare, se pensate che quel passato sia morto e sepolto, che viviamo in democrazie mature, solide, inattaccabile dal germe della autocrazia, della dittatura, se siete convinti di tutto ciò, questo è il film che vi serve. Minerà le voste convinzioni, instillando insicurezza, facendo germinare il sano seme del dubbio.
La storia, che già ispirò il romanzo The wave del 1981, accadde realmente nel 1976 a Palo Alto e viene qui ripresa ed ottimamente calata nella attuale realtà tedesca dal regista Dennis Gansel, che ha realizzato un lavoro convincente ed appassionante, dal ritmo incessante e dal forte impatto visivo, e con una straordinaria capacità di mostrare una trasformazione impercettibile nel breve periodo ma sconvolgente nel suo complesso.
Imperdibile. Tutti dovrebbero vederlo e - magari - aprire gli occhi.
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