Assassinato il trans brasiliano Brenda, testimone scomodo di una vicenda dai contorni e contenuti oscuri.
Spero di non essere frainteso se ipotizzo esserci qualcosa di grosso, dietro.
Assassinato il trans brasiliano Brenda, testimone scomodo di una vicenda dai contorni e contenuti oscuri.
Spero di non essere frainteso se ipotizzo esserci qualcosa di grosso, dietro.
Il consiglio non è nuovo, ma ogni tanto viene rilanciato dalla nostra sempre solerte informazione.
Per rallentare il diffondersi del virus A, in mancanza di un fazzoletto, starnutitevi nell'incavo del gomito.
Non so voi, ma io fisicamente non ci arrivo, se non rischiando strappi al deltoide, al trapezio e muscoli affini.
Sarà meglio mi premuri di avere sempre un fazzoletto con me...
Questa la notizia: Berlusconi risponde, per interposto Vespa, alle dieci domande di Repubblica.
Vogliamo verificare?
1) Quando ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia? Quante volte ha avuto modo di incontrarla e dove? Ha frequentato o frequenta altre minorenni?
"Sono solo calunnie. Non ho avuto alcuna relazione con la signorina Noemi".
Le domande erano altre, vabbè.
2) Qual è la ragione che l'ha costretta a non dire la verità per due mesi, fornendo quattro versioni diverse per la conoscenza di Noemi?
Nessuna risposta. O forse nessuna domanda.
3) Non trova grave che lei abbia ricompensato con candidature e promesse di responsabilità le ragazze che la chiamano "papi"?
"Ho proposto incarichi di responsabilità soltanto a donne con un profilo morale, intellettuale, culturale e professionale di alto livello."
Questo in verità pare dubbio anche per "ragazze" che non lo chiamano "papi".
4) Lei si è intrattenuto con una prostituta la notte del 4 novembre 2008. Sono decine le "squillo" secondo le indagini, condotte nelle sue residenze. Sapeva fossero prostitute?
"C'era una cena con molte persone organizzata dalle militanti dei club 'Forza Silvio' e 'Meno male che Silvio c'è'" alla quale "all'ultimo momento si infilò anche Tarantini con due sue ospiti".
Sì, ma dopo cena??
5) E' capitato che "voli di Stato" senza la sua presenza a bordo, abbiano condotto nelle sue residenze le ospiti delle sue festicciole?
"La magistratura ha già archiviato la pratica al riguardo. Io non ho mai utilizzato 'voli di Stato' in modo non lecito."
Va bene, va bene...
6) Può dirsi certo che le sue frequentazioni non abbiano compromesso gli affari di Stato? Può rassicurare il Paese che nessuna donna, sua ospite, abbia oggi in mano armi di ricatto?
"Io non mi sono mai lasciato ricattare da nessuno, né mi sono mai comportato in modo per cui un simile evento si potesse verificare".
Sì, ma quel famoso dopo cena..?
7) Le sue condotte sono in contraddizione con le due politiche: lei oggi potrebbe ancora partecipare al Family Day o firmare una legge che punisce il cliente di una prostituta?
Anche qui nessuna risposta.
8) Lei ritiene di potersi ancora candidare alla presidenza della Repubblica? E ,se lo esclude, ritiene di poter adempiere alla funzione di presidente del Consiglio?
"Ho ripetutamente indicato a titolo di suggerimento, affinchè dal Parlamento possa essere compiuta la scelta migliore, un candidato che ritengo sia il migliore in assoluto".
E per quanto riguarda la presidenza del Consiglio, già conosciamo quella storia degli ultimi 150 anni, inutile insistere...
9) Lei ha parlato di un "progetto eversivo" che la minaccia. Puo' garantire di non aver usato nè di voler usare intelligence e polizie contro testimoni, magistrati, giornalisti?
"Non ho certo mai pensato di impiegare queste risorse contro alcuno".
Prendiamola per buona, i dubbi restano.
10) Alla luce di quanto emerso in questi mesi, quali sono, signor presidente, le sue condizioni di salute?
"A questa domanda rispondono i fatti."
In questo caso non possiamo che essere d'accordo.
Dopo Rutelli, anche Cacciari saluta e se ne va, non riconoscendosi nelle nuove prospettive del Partito Democratico. Beato lui che le conosce.
Mi sembrano due prese di posizione di comodo, che poco hanno a che vedere con le motivazioni esplicitate e le critiche espresse.
D'altra parte entrambi hanno avuto percorsi politici poco lineari e, per quanto mi riguarda, difficilmente comprensibili.
Più che un allarme per pezzi che si perderebbero per strada, forse è un (buon) segnale che il Pd vuole darsi (finalmente) un'identità.
Bersani segretario. Bene, poteva andare peggio. Forse cercherà di cancellare l'ultimo (in ordine cronologico) grosso e grossolano errore del Pd, e cioè tagliare i ponti con la sinistra per proporsi a governare con una sola voce, con all'orizzonte il solo bipartitismo perfetto, causa prima dell'esclusione parlamentare di necessarie rappresentanze.
Cambiato il timoniere, attendiamo di vedere la rotta.
"Scusi, signore, mi comprerebbe un chilo di patate?"
Come restare indifferenti, come dire di no ad un ragazzino, avrà dieci anni, che fa una domanda simile? Accetto con entusiasmo e andiamo.
Davanti al banco ordiniamo le patate (saranno 1,6 kg poi, si sa, i commercianti…) e intanto lo invito: "Prendiamo anche un po' di frutta, dai. Che frutta ti piace?"
Timido e titubante sorride, poi, dopo averci pensato su, sceglie: "Uva".
Ma non sembra del tutto convinto, continua a fissare le cassette colme di ogni frutta, lucida ed invitante, pensieroso. Poi improvvisamente mi dice incerto: "no, scusi… invece dell'uva... potrebbe comprarmi un pollo?"
A quello pensava, che avrebbe dovuto rimediare anche un pollo e invece rischiava di tornare a casa senza, e con della frutta superflua. Lo rassicuro, compreremo anche il pollo.
Prendiamo il sacchetto con le patate e l'uva e ci dirigiamo in macelleria.
"Un pollo, grazie". "C'è l'offerta, se ne prende due..." Dev'essere il suo giorno fortunato. "Ok, due". Pago e usciamo.
Subito fuori, la madre lo accoglie stupita: "Ma quanta spesa!" Il ragazzo le fa un gesto verso di me. "Grazie! Grazie, signore! Grazie! Grazie!"
Saluto veloce e schivo per l'eccesso di entusiasmo, i sorrisi si sprecano, anche la sorella più piccola sembra contagiata da tanta gioia.
Mi resta addosso una sensazione leggera, una serenità felice che - vi assicuro - non ha prezzo.
Angosciante fin dal primo minuto, l'ultimo film di Winterbottom ci regala uno spaccato di vita di una famiglia americana che a seguito di un evento drammatico sceglie di venire in Italia, a Genova appunto, per provare a superare la tragedia che ne ha sconvolto l'esistenza.
La vicenda incontra così una città da raccontare, una città dove la luce crea fortissimi contrasti negli stretti vicoli, popolati da varia umanità e da presenze spesso inquietanti, strade in cui il pericolo è una ipotesi sempre incombente, pur se in fondo scarsamente concretizzata. E' una città dal passato glorioso (la Superba) e dal presente in bilico fra il rumore del traffico caotico e la bellezza sfolgorante e silenziosa delle sue chiese, tra la vitalità giovanile e il passo lento e stanco dei suoi vecchi.
Il ritratto che ne fa il regista è, pur con qualche eccesso, molto concreto e vero, talmente realistico che pare mancare solo degli odori, che potrebbero completare il quadro annullando la distanza tra finzione cinematografica e realtà quotidiana.
Risulta evidente come Winterbottom sia stato incuriosito dagli ascensori e colpito dal grande numero di scooter circolanti, ma profondamente ed intimamente affascinato dal centro storico, che abilmente dipinge in tutte le sue espressioni. Non solo, anche le spiagge, il mare, non hanno nulla che suoni finto o stonato: è il mare "di Genova", delle onde veloci e pesanti che si infrangono su scogli e pietre grigie affollate di bagnanti.
Le rare concessioni scenografiche ci consegnano un film esteticamente molto distante dalla fotografia da cartolina di Soldini, per esempio. Winterbottom coglie l'essenza vera di Genova e con inquadrature strette ed abbondante uso di camera a mano, ne tratteggia tormenti ed insicurezze che rispecchiano i drammi e le paure dei protagonisti stessi. Un legame che però non amplifica le angosce individuali, ma passo dopo passo sembra aiutarci a superarle, prendendoci per mano.
Non ne posso più di sentire la parola "sputtanato" in tutte le sue varie declinazioni ad ogni piè sospinto, ad ogni tg, in ogni trasmissione di (per così dire) approfondimento politico.
Almeno questa volta Berlusconi non c'entra, se non indirettamente.
Lui l'ha usata in un contesto piuttosto privato, di certo ristretto, facendola precedere da un classico "mi consenta", se non altro.
Qui la colpa è tutta dei media che ci si sono buttati a pesce, riprendendola, replicandola, moltiplicandola, diffondendola in tutte le case a tutte le ore del giorno.
Lo sputtanamento a reti unificate sdogana un'altra parolaccia. Proprio adesso che le puttane erano diventate escort.
Assolto il direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza ed ex capo della polizia Gianni De Gennaro.
Troppo spesso ci sentiamo compressi, stretti fra le vuote polemiche che traboccano sui media, avvolti dalle spire di discorsi sempre uguali, che si nutrono della loro stessa ripetizione, e crescono, si ingigantiscono, ci opprimono.
Sentiamo il bisogno di aria nuova, di ragionamenti dall'ampio respiro, che possano elevarci un po', farci riscoprire che esiste ancora un altro mondo, sottotraccia, offuscato dal gran polverone di banalità quotidiane.
Ieri sera sono andato ad ascoltare Gian Enrico Rusconi, un brillante storico e politologo che, nell'ambito di un ciclo di incontri per il ventennale della caduta del muro di Berlino, ha parlato con straordinaria passione della Germania di ieri e di oggi, della sua trasformazione, smontando stereotipi, instillando dubbi, tracciando ipotesi, sottolineando passaggi rilevanti, raccontando la propria meraviglia di fronte ad una rivoluzione incruenta, confessando lo stupore, proprio e di tutti gli storici, davanti al crollo improvviso di quella frontiera, manifestando la propria ammirazione per la società tedesca e la sua capacità di ristrutturarsi, abbandonando divisioni anacronistiche.
Poi, a casa, Santoro, Annozero, Belpietro, la D'Addario.
Un muro, ci vorrebbe.
Quando la realtà supera la fantasia non è mai un buon segno.
Soltanto poco tempo fa ironicamente auspicavo che lo Stato aumentasse le lotterie per abbassare le imposte, chiedevo un Superenalotto al giorno.
Troppa grazia, oggi ha esordito Win for Life, con un'estrazione ogni ora.
Certo, resta sempre da fare il passo successivo, diminuire la pressione fiscale…
Servire la patria è un onore. La propaganda fascista ha riempito i muri di slogan, lo ha fatto tanti anni fa, continua a farlo oggi, mutatis mutandis.
E la retorica vuole che non ci si possa opporre, non si debba sollevare eccezione alcuna, pena l'essere additato come elemento dallo scarso attaccamento alla nazione, nel migliore dei casi.
Chi non canta l'inno è messo all'indice, da qualche tempo. Nessuno si tiri indietro, tutti uniti intorno alla bandiera, tutti a difendere il tricolore.
Poi accade che salti per aria un po' di gente, e si faccia la conta dei morti. E sgranando il rosario ci si accorga che sono tutti del sud, questi volontari professionisti, questi eroi difensori della nostra libertà, questa carne da macello figlia della disoccupazione. Questi nostri fratelli sono tutti meridionali, così come gli americani sono sempre afro-ispanici.
Nel frattempo, i signori della guerra muovono le pedine dalle retrovie, spostano contingenti da qui a là, sfilano a testa alta tronfi d'orgoglio nazionalista. E pontificano di doveri. Di solito altrui.
Un milione di posti di lavoro. Persi.
Così dice l'allarmata stima dell'Ocse (dati 2010 su 2007).
Bisognerà anche essere ottimisti, il peggio sarà pure passato e ci saranno incoraggianti segnali di ripresa, ma sta di fatto che lo strascico della crisi economica colpirà ancora e duramente.
Non tutti, non chi ha vissuto una semplice crisi finanziaria da crollo delle borse, ma certo coloro i quali hanno perso o perderanno il posto di lavoro, e con loro le persone che li circondano, gli ammortizzatori sociali naturali, per così dire.
Questa è la realtà, non le fiction di nome o di fatto.
C'è tutto un mondo, oltre la telecamera. Lì dove la luce non è perfetta e le zone d'ombra nascondono particolari poco edificanti (ed edificati), lì possiamo trovare la verità.
Leggiamola qui.
Dato un attraversamento pedonale su cui si affollano persone di varie categorie, genitori con bambini, aitanti giovanotti, anziani traballanti, ragazzini esuberanti, la prima persona che si getta in mezzo alla strada noncurante del semaforo rosso è sempre una vecchietta zoppicante.
Niente da fare, non si rassegna. Gli si dice che va tutto bene e lui no, precisa e sottolinea. Lo si incensa con slanci di amore fraterno e lui prende le distanze e puntualizza. Sembra proprio che questa volta Fini non voglia piegarsi. Piuttosto si spezza.
Perché apro il cassonetto della rumenta e trovo decine di giornali quando dall'altra parte della strada, a venti metri, c'è una bella campana per la raccolta della carta? Forse è stato qualcuno che ha paura di attraversare?
E cosa spinge una persona a buttare delle bottiglie nel contenitore per il vetro
abbandonandovi sopra tappi meccanici a leva e guarnizioni, piuttosto che gettarli nella vicina indifferenziata? Pensa possano miracolosamente evaporare, sparire?
Per la prima volta in ferie non ho minimamente pensato a questo blog, all'impossibilità di aggiornarlo e di leggere eventuali commenti.
Per la prima volta non ho alcun interesse verso la Festa dell'Unità, forse, anzi certamente perché è stata rinominata Festa Democratica, con tutto quel che si lega alla nuovo nome. Eppure è qui la nazionale, molti certamente saranno i dibattiti e gli incontri interessanti, ma io non ho neppure letto il programma.
Si è chiusa un'epoca e non tutti se ne sono accorti. Le frittelle non avranno più lo stesso sapore.
Se il padrone è il nemico da abbattere, la classe operaia, e con essa Gustave de Kervern e Benoit Delépine, non si ferma davanti a nulla.
Come un trattore, sordi alle consuetudini etiche che ci obbligano entro abituali confini, i due registi travolgono ogni ostacolo, scherzando con sfrontatezza e cinismo sulla morte, sui malati terminali, accanendosi con divertito gusto splatter su innocenti animali e bambini, oltre ogni limite del gusto perbenista.
Irriverente, surreale, geniale, è un film denuncia della condizione attuale, in cui la vita vissuta ai margini della società perde di significato ("è vita, questa?"), in contrapposizione allo sfarzo spietato e freddo di chi muove lontane piccole pedine per aumentare il proprio capitale.
Quando la forbice si allarga a dismisura, e neppure l'essersi piegati fino ad arrivare a trasformare se stessi nel disperato tentativo di sopravvivere dà risultati, solo le pistole di un killer artigianale e poco credibile sembrano poter dare soddisfazione.
Contemporaneamente, l'improbabilità delle vicende raccontate ci consente di ridere fino alle lacrime per un film straordinariamente divertente, costellato di spunti comici a cui è impossibile resistere, un film ironico ed intelligente, di grottesca denuncia, forse non a caso realizzato in quella Francia che ha visto nell'ultimo anno molti contrasti aziendali risolti tramite poco ortodossi rapimenti di manager. Ma al cinema si esagera sempre un po', si sa.
"Ora che sappiamo che i ricchi sono dei ladri, se i nostri padri e madri non riusciranno a bonificare la terra, quando saremo grandi ne faremo noi carne macinata".
Il racconto di una radio "pirata", una di quelle che nel 1966 al largo della Gran Bretagna trasmetteva musica pop e rock 24 ore su 24, contro le due ore di programmazione settimanale della BBC, non è solo il pretesto per riascoltare brani indimenticabili, ritmi coinvolgenti, storiche ballate. Con la musica esplode la ribellione, l'anticonformismo, l'ostinata resistenza alle istituzioni che cercano in ogni modo di far tacere le voci di mitici dj.
E' una divertente e scatenata commedia sull'onda dei ricordi, perfetta per le ingrigite malinconie di chi ha lo sguardo sempre fisso alla propria giovinezza. Ma è anche la confortante riprova che le inutili regole dell'autorità costituita possono solo vanamente tentare di arginare libertà spesso innocenti. Il cammino delle masse, il fluire della storia non può essere interrotto. La musica non si ferma. La rivoluzione, non si ferma.
Quando fa caldo, si sa, bisogna bere più acqua e vestire leggeri. E magari pensare leggeri.
Sarà anche per questo che nei mesi estivi tutto rallenta, anche l'attività politica, che di solito lascia spazio a qualche sterile vicenda senza futuro, anche l'affannoso scriverne sui blog, che rimandano l'indignazione all'autunno, che sarà caldo, ma in ragione di nuovi scontri di sostanza.
Quest'anno poi, pare che i blogger siano meno attivi del solito ed i sospetti di molti (e di Molti!) si concentrano su Facebook che ha rubato il tempo, le menti e le tastiere.
Per qualcuno è così, per sua stessa ammissione, per altri forse meno, per me certo no. Ma generalmente può trattarsi quantomeno di una concausa, una sirena cui rivolgersi volentieri in tempi ricchi soprattutto di delusioni, di impotenza, di vacue e risibili divisioni a sinistra, di bandiere rosse in soffitta, di battaglie contro i mulini a vento.
A che serve parlare e sparlare se poi tutto continua come prima e peggio di prima? Cosa denunciare che non sia già scontato e comunque già assorbito e in fondo ormai, malvolentieri, tollerato?
In un simile deserto di idee ed iniziative, può accadere ci si consoli con decine di nuove amicizie virtuali e massivi auguri di compleanno, ci si iscriva a gruppi per riassaporare la partecipazione, si testino le proprie capacità e conoscenze, un po' come si fa sotto l'ombrellone.
A proposito, buone vacanze.
Teniamoci magari l'Irpef, ma aboliamo l'imposta sulla spazzatura, cancelliamo le tasse universitarie, abbassiamo il prezzo del trasporto pubblico.
Si può fare. Basta aumentare la frequenza delle estrazioni del Lotto! Non solo tre alle settimana, facciamole giornaliere, anzi facciamone due al giorno, una a pranzo ed una a cena.
Con il solo Superenalotto a giugno lo Stato ha incassato quasi 4 milioni di euro al giorno, perché non approfittarne?
Daremmo vita ad un circolo virtuoso, con sorridenti italiani che si mettono inconsapevolmente in coda per pagare le tasse e un allegro Tremonti che può continuare a sostenere che le entrate tengono.
Altro che dialetto, a me basterebbe che gli insegnanti (e non solo loro) conoscessero l'italiano.
Stamattina ad Omnibus Roberto Cota, capogruppo padano alla Camera, chiamato a difendere la posizione della Lega, è scivolato su un "l'idoneità la si conseguisce... consegue" da brividi.
Ed io ho lottato per anni al liceo con una prof di latino che mi segnava come errore la traduzione di "soleo" in "sono solito", sostenendo questo essere un passato prossimo. Siamo andati avanti così, versione dopo versione, saggio dopo saggio. Non sono mai riuscito a convincerla, o quantomeno a farle ammettere che stava sbagliando. Con Cota non ci proverei neppure.
Prima un vino in cartone che un amorevole papà dice essere fatto da "amici qui vicino". E non si capisce se si riferisca ad alcuni dei 35mila viticoltori fornitori oppure ai tecnici che si occupano della lavorazione finale nello stabilimento.
Quindi è la volta di un'aranciata con il 30% di succo d'arancia in più. Peccato che sia la percentuale si debba applicare su un misero 12%, per raggiungere il 15 e poco oltre, come denuncia Altroconsumo.
Infine un insaporitore a base di vino ed erbe aromatiche, per "cunare piatti apeptitosi nel minor tempo possibile", come appare sul sito, cui pure hanno dedicato poco tempo, pare.
E poi, se hai disturbi intestinali, danno la colpa ai tuareg...
Se ne scopre sempre una nuova, beata ignoranza, la mia. Ora scopro esistere la "colpa cosciente", l'aggravante di chi commette un omicidio non volontariamente ma comunque potendone prevedere il verificarsi ed accettandone il rischio. A rischiare di più è la vittima, in effetti, ma vabbè.
Un annetto, costa questa scommessa persa. Poco, in fondo, sottile la differenza fra la prudenza e l'avventatezza, fra la vita e la morte.
Una garanzia in più, per chi spara indossando una divisa, per chi punta un'arma contro chi forse ha una pietra o una cinghia in mano, per chi, come l'agente Spaccarotella, non ha intenzione di uccidere, ma per un momento si lascia attraversare dal dubbio. Poi, in coscienza, lo scaccia e decide di sparare. Ad altezza uomo.
Con la candidatura alla segreteria del PD, Beppe Grillo getta la maschera e si rivela per quello che realmente è: un comico.
E' ufficiale, la morte di Michael Jackson è da considerarsi maledetta ai fini del Fantamorto.
FrancoG esordisce così nella classifica 2009 con bei 3 punti azzeccandola in pieno, primo caso in quattro anni di concorso. Olè!
Ogni tanto mi vengono dei dubbi, di essere fazioso, di avere un'ottica troppo di parte. Avendo mangiato pane e bandiere rosse sin da giovane ci potrebbe anche stare.
Quando sento il premier dire che ci vuole ottimismo per uscire dalla crisi, che bisogna spendere, che il fattore psicologico ha conseguenze anche sull'economia reale, stento a credergli. Ma potrebbe anche avere ragione, in qualche misura.
Poi però sento Kakà dichiarare che è stato venduto per colpa della crisi che "ha colpito molto i club, principalmente quelli che sono imprese come il Milan" e allora mi sembra di capire che come al solito le regole non sono uguali per tutti e che i comportamenti privati sono sempre diversi dalle pubbliche parole.
Dice il giocatore: "Ho parlato con la società (leggi il presidente Berlusconi) e abbiamo concluso che la cosa migliore per tutti era quella del trasferimento". Sono d'accordo.
Anche se il trasferimento del presidente del Milan sarebbe stato più vantaggioso davvero per tutti. Ma chi se lo compra?
Attoniti ed impotenti assistiamo al degrado socioculturale, all'affossamento del bilancio statale, all'abbandono dei ceti deboli al proprio destino, al trionfo della spregiudicatezza, all'ingiustizia che si fa norma.
I politici ed i partiti in cui avevamo creduto sono svaniti o ci hanno deluso, anche le risicate maggioranze hanno lasciato il posto a sicure minoranze, a tornate elettorali senza speranza.
E le prospettive non sono migliori del presente.
Si cerca la sinistra, in un paese che di sinistra non è mai stato, in un paese che ha sempre votato centro(destra).
La struttura bipolare ha schiacciato molti sulla scelta "utile" del Pd, più come ciambella di salvataggio antiberlusconiana che per reale e ragionata convinzione. Ed intrappolati in quel recinto, cercano di tirare verso sinistra un partito che è andato altrove in cerca di voti, augurandosi improvvise inversioni di marcia, chiedendo svolte.
Sbagliano, secondo me.
E' una partita persa, le speranze verranno deluse. Ma non solo, è una partita perdente, un'idea sbagliata.
Se l'obiettivo è mettere in minoranza le destre, andare al governo, l'unica possibilità concreta è portare a sè il pesante appoggio della Chiesa, vero ago della bilancia di un paese papista qual è l'Italia.
Le settimane che hanno preceduto il voto europeo ed amministrativo sono state ricche di segnali di insofferenza dei vescovi verso alcune decisioni della maggioranza, oltre che verso gli allegri comportamenti personali del presidente del consiglio, sempre meno tollerabili.
Le dichiarazioni sui respingimenti e sulle necessità di politiche più incisive contro la povertà, così come gli appelli alla moralità, si sono moltiplicati per giorni. Poi, incassato forse lo stop al temuto sfondamento del Pdl, più nulla. Non penso sia casuale.
Credo che i tempi siano ormai quasi maturi perché il Pd faccia un ulteriore passo verso il centro, che potrebbe formalizzarsi, per esempio, nella conferma di un ex Dc come Franceschini come segretario ed un'ipotesi di accordo con l'Udc di Casini.
Altro che Bersani, altro che D'Alema, questa è l'unica possibilità di sbriciolare il castello berlusconiano.
E noi? Noi che non ci accontentiamo del meno peggio? Noi che non siamo appagati dal governare, ma che siamo interessati a quali politiche vengono sostenute? A noi non resta, come sempre, che l'opposizione, l'esilio, reale o ideale che sia, perché questo no, non è un paese per comunisti.
Ed ora, intanto, un po' di vacanze.
Ma allora, va tutto bene o no? La crisi, il regime, in che Italia stiamo vivendo?
Mettete assieme per esempio le ultim'ora dell'agenzia di stampa Asca sul terremoto e un'idea potete farvela.
Alle 15:11 si ricorda che domani, in concomitanza con l'avvio del dibattito sul decreto Abruzzo per la ricostruzione, è previsto un sit-in di protesta per le promesse fatte e non ancora mantenute. Peraltro notizia che non è su tutte le prime pagine, diciamo così.
Alle 17:18 il capo della protezione civile Bertolaso, nella registrazione della puntata di Otto e mezzo che andrà in onda stasera su La7, si affretta a dichiarare (pur dicendosi "al di sopra delle parti") che nei territori colpiti dal sisma non c'è nessun malessere, anche perché la maggioranza, che ha gestito l'emergenza, ha avuto un risultato largamente positivo nelle ultime elezioni.
Alle 17:32 rincara la dose, sostenendo la sostanziale inutilità della manifestazione, perché nel pomeriggio da Palazzo Chigi è uscito un comunicato stampa molto significativo, che ha chiarito ogni dubbio vanificando le ragioni della protesta.
Dev'essere per questo che la protezione civile ha impedito il volantinaggio nelle tendopoli da parte dei comitati organizzatori la manifestazione, perché era superflua. A che pro "turbare la quiete degli ospiti"?
Nessun volantino, nessuna informazione, quindi. Tranne quelli di "karaoke, clown, balli", perché... perché sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco, al cardinale, diventan tristi se noi piangiam...
EDIT martedì 16, ore 14:19:
La manifestazione sparisce dal Tg1. E andiamo avanti.